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LE MODE E I TEMPI

Il tatuaggio, le mode linguistiche, scrivere romanzi o poesie.

Carmine MagnottiLe mode cambiano rapidamente con il mutare dei tempi. Abbiamo avuto la moda della barba, la moda dei jeans stracciati, la moda dei capelli rasati sulle tempie o fatti crescere a bauletto sulla cima del capo, abbiamo avuto la moda delle minigonne che fece scalpore etc.. Oggi, abbiamo la moda dei tatuaggi che aumenterà specialmente tra i tifosi del calcio perché i calciatori sono quasi tutti tatuati.

Il tatuaggio nasce nelle carceri come un modo segreto e doloroso di viaggiare con la pelle e con il corpo in una situazione di clausura. E’ una forma di personalizzare il proprio corpodi comunicare e relazionarsi senza parole facendo del proprio corpo un’opera d’arte. Navi, stelle, cuori trafitti indicano la voglia di evadere da questo mondo infelice. Molti, però, cedono alla moda perché così fan tutti. Molte ragazze in costume da bagno mostrano tatuaggi sulla pelle di mani, braccia e gambe e non le sfiora il pensiero che così finiscono per offuscare la loro avvenenza giovanile.

Poi ci sono le mode linguistiche (okei) e l’avverbio (allora) come inizio di una frase, come interiezione o fine di un discorso. Siccome, poi, c’è la moda delle parole inglesi, chi decide di seguirla infila una parola di inglese ogni tre italiane.

Durante la pandemia, quando eravamo confinati in casa, inoltre, è nata la moda di scrivere. Molti per sottrarsi alla noia e all’inquietudine che essa generava, iniziarono a scrivere romanzi ispirandosi alla realtà presente o a momenti felici vissuti prima della pandemia. Altri, forniti di estro poetico,’ componevano versi da cui lasciavano trapelare l’angoscia che provavano in quella triste situazione, ma anche la fiducia nel futuro. Questi improvvisati romanzieri e poeti avrebbero potuto anche leggere un libro. Così non saremmo più gli ultimi in Europa in fatto di consapevolezza e di lettura.

Inutile ripetere che la lettura dei libri è essenziale per non fossilizzare le nostre idee. Senza la lettura finiamo anche per non conoscere i nostri sentimenti. Se non leggiamo come facciamo a conoscere il dolore in tutte le sue forme che assume, l’amore in tutte le sue sfumature, la gioia nei suoi momenti esaltanti ed euforici. I dittatori hanno sempre temuti i libri e li hanno bruciati in falò purificatori perché un popolo colto è difficile da governare. La cultura è libertà.

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