Messaggere d’amore
Focus di Nicola Castaldo sulla pia pratica delle "Scapigliate" o "Scapulicate"
Comune a tanti Paesi della nostra Regione e, più in generale, diffusa in molte località del Sud Italia in particolare ma non esclusivamente, la pia pratica delle “Scapigliate” o “Scapulicate” affonda le radici in un passato molto lontano e in substrato socio-religioso, nel quale la valenza rituale collettiva a volte si caricava di gesti estremi che spesso sfociavano in veri e propri parossismi (si pensi ai fujenti di Madonna dell’Arco di Sant’Anastasia).
Tale pratica è attestata anche nel territorio nolano, ed in particolare presso il santuario mariano di Santa Maria a Parete di Liveri, dove tale consuetudine sopravvive ancora oggi con la stessa intensità spirituale del passato.

Ma chi erano le “Scapigliate” o “Scapulicate”?
Con tale termine si suole indicare un gruppo di donne al quale era demandato il compito di una richiesta estrema d’aiuto, espressa in un canto accorato rivolto alla Madonna, nell’intervento divino a pro di un malato grave o di un moribondo, un filo d’unione, un tramite tra l’umano e il divino.
Poco si conosce dell’origine di tale pratica svolta presso il santuario liverese, con l’apporto anche di donne dei paesi vicino, in particolare di San Paolo Bel Sito, per la vicinanza geografica ed emotiva che il paese intratteneva con l’attiguo santuario di Liveri.
Sorto sul luogo di una precedente cappella rurale, edificata a mezza costa sul Monte Pergola, in prossimità della località “Cavallerizza”, il santuario di Santa Maria a Parete trae origine da eventi prodigiosi e da diretta rivelazione divina fatta dalla Vergine ad una villanella del luogo: la pastorella Autilia Scala, alla quale la Madonna sarebbe apparsa chiedendo che fosse dissotterrata e posta alla venerazione pubblica una sua sacra immagine ricoperta da rovi.
Le apparizioni sarebbero avvenute il 12 e il 13 aprile del 1514, mentre il 14 aprile è fissata come data dello scoprimento della parete affrescata e del rinvenimento ai suoi piedi di una campanella di bronzo, dai ritocchi miracolosi. Dopo lo scoprimento dell’immagine sul luogo venne fatta erigere una prima cappella dal conte di Nola Enrico Orsini, il quale ne ottenne nel 1519 lo ius patronato con l’obbligo di nominare il cappellano.
Intorno a questa primitiva cappella venne edificata l’attuale chiesa santuariale ad opera dei Canonici Regolari Lateranensi, chiamati sul sito a garantire il culto della sacra immagine, che venne consacrata il 19 aprile 1551, ventiduesimo giorno dopo la Pasqua, che divenne poi la data dei futuri festeggiamenti della Madonna a Parete, che ricadono ogni anno appunto la terza domenica dopo Pasqua.
Il santuario ben presto divenne famoso, soprattutto per i molteplici miracoli operati dalla Vergine, come ricordava una lapide posta un tempo presso l’edificio di culto: “Alla Vergine Madre di Dio, la cui immagine una volta sottoterra coperta da spine fu dissepolta per una rivelazione divina fatta ad Autilia Scala ampiamente rifulse per miracoli e prese il nome dalla parete sulla quale è dipinta nell’anno dell’era volgare 1514, 12 aprile“.

La fama taumaturgica della sacra icona di Maria, dunque, dovette favorire lo spontaneo movimento popolare di richiesta di grazie e la pia consuetudine delle “Scapigliate” di Liveri e dei paesi vicini.
Tale pratica è attestata presso il santuario almeno dal 1857, come ricorda una cronaca redatta in quell’anno: “sin ab antico verginelle scalze e scarmigliate ascendevano il colle per implorare una grazia, e ottenutala, vi tornavano adorne di fiori con umili offerte; ed oggi pur si mantiene si devota costumanza“.
Dunque nel passato sembra che la richiesta di grazia era affidata a giovani donne, forse nubili, le “vergini in capillis” spesso ricordate in documenti ecclesiastici, che per la loro condizione erano più vicine allo stato verginale della Madonna.
Ma quale preciso rituale era praticato da queste pie donne?
Secondo la tradizione, giunta a noi e praticata fino a qualche decennio addietro, le “Scapigliate” o “Scapulicate” erano donne del paese a cui si rivolgevano i familiari della persona ammalata per la richiesta di grazia da rivolgere alla Vergine Maria.
Il gruppo delle “Scapigliate” era solito muoversi appena giunta la richiesta d’intervento, in ore diurne o serali. Si radunavano nella chiesa parrocchiale di Liveri – traslata nella chiesa confraternale di San Giovanni Evangelista, posta affrontata all’antica e dismessa chiesa parrocchiale di San Giorgio martire – o ai piedi della breve scalinata se essa era chiusa. Successivamente le “Scapigliate” scelsero come punto di ritrovo il monumento con la croce eretta a via Roma il 23 dicembre del 1923, come ricordo della Santa Missione dei Padri Passionisti.
Le donne intervenute si dividevano in due gruppi che avanzavano separatamente con i ceri accesi e i capelli sciolti in segno di umiltà e penitenza, preceduti da una ragazza che recava il crocifisso. Il primo gruppo avanzava mentre una delle donne iniziava il canto seguita poi dalle altre: “Ohi Santa Maria a Parete/te venimmo a visitare/chesta grazia che cerchiamo/io la voglio per carità“. Avanzava, poi, il secondo gruppo intonando: “Tu fancella, Mamma bella/chesta grazia che noi vogliamo/Tu fancella, Mamma bella/che stai into ‘a sta cappella/e nce stai sola sola/ per pregare ‘o Figlio tuoio“. Quindi il primo gruppo riprendeva: “Chesta grazia che ti cerco/io la voglio per pietà/io la voglio, Mamma bella/per la tua purità/E fancella, Mamma bella/come te fece lu Padreterno/Ti fece Madre Regina/facci grazia, Madonna mia“.
La processione delle “Scapigliate“, alla quale spesso si accodava la gente del paese, prevedeva più soste: la prima sosta avveniva nello slargo ai piedi del santuario; la seconda sosta ai piedi della grande scalea. Il primo gruppo avanzava fino al ballatoio centrale, quindi procedeva fino al ballatoio che si apriva davanti alla porta del santuario, raggiunto, poi, dal secondo gruppo, dopo aver effettuato le stesse soste. Intanto i frati, allertati dal pietoso e straziante canto, aprivano le porte della chiesa e iniziavano a suonare la campanella miracolosa ritrovata ai piedi dell’affresco della Madonna.
Il gruppo riunito delle “Scapigliate” avanzava in ginocchio per la navata centrale della chiesa fino al tempietto della Madonna, posto nell’ala destra del transetto, dove avveniva l’ultimo accorato canto insieme alla recita di preghiere a cui partecipavano anche i frati. Se la richiesta di grazia era esaudita, i familiari della persona miracolata richiamavano le “Scapigliate“, che, ripetendo lo stesso percorso, intonano ora un canto di ringraziamento: “Ohi Santa Maria a Parete/te venimmo a ringraziare/pe’ ‘sta grazia che ci hai fatto/Ti ringrazio, Mamma bella“.
Anche a San Paolo Bel Sito è attestata la pia pratica delle “Scapigliate”. Le donne, che costituivano il gruppo, erano solite, se chiamate per intercedere, riunirsi presso la chiesa parrocchiale, ai piedi dell’altare dell’Addolorata per poi avanzare, in due distinti gruppetti, con i capelli sciolti e sul petto l’abitino (scapolare) di Santa Maria a Parete, a cui si attribuiva una forte valenza apotropaica, fino a raggiungere a piedi il santuario di Liveri.
Dall’oscillìo della fiammella delle candele che recavano o se queste si spegnevano raggiunto il santuario, le donne erano solite trarre gli auspici fausti o nefasti della grazia richiesta. Il loro canto negli anni Sessanta del secolo scorso venne fatto incidere su disco di vinile da Padre Alberto, superiore pro tempore del santuario: “Ohi Santa Maria a Parete/Te venimmo a visitare/Chesta razia ca ve cerco/Io la voglio pe’ carità/Ohi Regina dellu cielo/O divina Maestà/Pe’ sta razia ca ve cerco/Te venimmo a ringrazià/’A vulimmo ohi Maronna/Per quant’amore che puorte a Dio/E a la Santissima Trinità“.
Mi piace ricordare i loro nomi: Filomena Vecchione, Luisella Napolitano e Rosa Grassi.
La versione del canto delle “Scapigliate“, eseguito dalle donne di San Paolo Bel Sito ed arrivato a noi, presenta alcune varianti rispetto a quello che veniva e viene cantato ancora a Liveri all’inizio e alla fine del novenario di preparazione alla festa di Santa Maria a Parete, nel quale è possibile cogliere alcuni aspetti peculiari, come il riferimento al tempietto in cui è custodito l’affresco della Madonna dopo il suo scoprimento (Mamma bella/che stai into ‘a sta cappella), forse connessi ad inserimenti di strofe improvvisate codificate con il tempo ed entrate a far parte della tradizione orale, oppure all’elaborazione di una versione locale collegata all’assetto architettoninico-liturgico dei luoghi; mentre la versione di San Paolo Bel Sito sembra, almeno in alcuni punti, più standardizzata e prossima a versioni diffuse su ampia area geografica (si pensi al canto delle “Scapigliate” della chiesa di Piedigrotta di Napoli).
Cantore del gruppo delle “Scapigliate” (scapillate) di San Paolo Bel Sito erano anche le sorelle Clementina e Franceschina Vecchione.
Fonti di ricerca: Associazione Liverese di Storia Patria, Liveri – Storia Religione Folclore, con testi di Felice Ianniciello, Concetta Mennillo, Federico Muto, Paolo Nappi, Anna Maria Pandico, Sara Piro, Cesare Sbarra, Antonio Scala, Pasquale Scala, Maria Schettino.
Si ringraziano: Maria Michela Angela Nappi, Clara Bellomo e Maria Carmela Ferrara.
Le foto sono di Maria Carmela Ferrara; la foto storica delle “Scapigliate” di Liveri è tratta da “Felice Ianniciello, Liveri nel Novecento”

















