
Sospensione della linea Baiano–Napoli: il territorio si mobilita contro l’isolamento
Dal Post di Angelo Piciullo Dimentichiamo il Baianese "Costrui...Amo la Città di ABELLA"
Dal 21 maggio al 30 settembre 2025, l’Ente Autonomo Volturno (EAV) ha annunciato la sospensione totale del servizio ferroviario sulla tratta Baiano–Napoli. Una decisione che sta già suscitando forti reazioni da parte dei cittadini, dei pendolari e delle amministrazioni locali, preoccupati per le gravi conseguenze sulla mobilità e sulla qualità della vita di migliaia di persone.
A preoccupare non è solo l’interruzione del servizio, ma anche l’assenza di un piano concreto di trasporto alternativo e il mancato coinvolgimento degli enti locali, a partire dai Sindaci dei comuni interessati. Il periodo scelto, che coincide con la chiusura dell’anno scolastico e l’inizio delle attività estive e lavorative, aggrava ulteriormente la portata della misura.
La linea Baiano–Napoli non è una tratta secondaria, ma un collegamento vitale per un vasto bacino di utenza: studenti, lavoratori, anziani, turisti. Ogni giorno garantisce l’accesso a servizi fondamentali dell’area metropolitana di Napoli: scuole, università, ospedali, uffici pubblici, attività commerciali e culturali.
Non è solo una questione di trasporto: è una questione di connessioni vitali.
Questa ferrovia rappresenta un’infrastruttura strategica che tiene unite le comunità locali con i luoghi della città metropolitana. Attraversa territori ricchi di storia, cultura e risorse naturali. Collega realtà come Avella, custode di un patrimonio archeologico di valore straordinario, e offre un accesso diretto al Parco del Partenio, area di pregio ambientale e potenziale volano per il turismo sostenibile.
In un momento in cui si parla di valorizzazione dei territori interni, investimenti green e mobilità sostenibile, chiudere una linea così strategica equivale a negare ogni prospettiva di sviluppo integrato.
Da anni questa linea è oggetto di incuria e disservizi. Ora si arriva a una sospensione totale, come se si trattasse di “un ramo secco”. E’ una linea di vita, e trattarla così significa isolare un intero territorio.
I cittadini non si oppongono ai lavori di ammodernamento, al contrario: vengono richiesti con forza e determinazione e a condizione che venga rispettato il diritto alla mobilità.
Il territorio chiede un piano di rilancio chiaro, investimenti reali, manutenzione costante e mezzi sicuri ed efficienti. E soprattutto, un’alternativa seria e funzionante per i mesi di interruzione.
Il rischio, altrimenti, è che questa sospensione diventi l’ennesimo passo verso l’abbandono definitivo della tratta.
E il territorio, questa volta, non deve restare in silenzio.

















