
“Politica-Rinnovamento-Etica pubblica-Questione morale”: È tempo di scelte”. Siamo punto e daccapo….
Discussione di un anno fa nell'Aula consiliare del Comune di Cicciano in un Convegno organizzato dall'Associazione Officina 2023 di Nico Romano. Da e di Nicola De Luca.
La necessità di risanamento della società, la richiesta pressante di cambiamento sostenuta da settori sempre più crescenti di opinione pubblica, la spinta al rinnovamento sono fattori importanti che, ripropongono alla responsabilità di tutti, l’esigenza di ricostruire una nuova etica della politica da contrapporre all’imbarbarimento e una nuova morale pubblica da contrapporre ai fenomeni diffusi di interessi illegittimi nella sfera delle pubbliche responsabilità e delle pubbliche funzioni.
La collettività, colpita dalla crisi economica, estenuata dall’inefficienza del Settore ‘pubblico’, percepisce il costo sociale crescente della corruzione e delle sue conseguenze e reagisce invocando, prima ancora che cambiamenti elettorali ed istituzionali: ONESTA’.
C’è effettivamente un problema di moralizzazione della vita pubblica, che deve essere affrontato con serietà e rigore, senza finzioni, ipocrisie, ingiustizie, processi sommari e grida scandalistiche. Bisogna dire la ‘verità’ delle cose e non nascondersi dietro nobili e altisonanti parole di circostanza, enunciate da molte persone ‘autorevoli’, impegnate in politica e non, che, molto spesso e in certi casi, hanno tutto il sapore della ‘menzogna’. Perché se guasti, distorsioni, degenerazioni, illegalità vi sono state hanno toccato indistintamente tutta la società, sia quella politica che quella civile, apparati dello Stato, servizi segreti, finanza, carabinieri, polizia, magistratura, industriali, imprenditori, liberi professionisti, cittadini qualunque e forze politiche di governo e di opposizione.
Ragion per cui, se tutta questa materia di cui si è discusso, si parla, si legge, si intravede, è materia illegale e illegittima allora gran parte del sistema italiano è ‘illegale, illegittimo’. Ancor peggio della ‘Prima Repubblica’, perché allora a fare da padrone erano i partiti e i loro apparati. Oggi il problema è solo e soprattutto ‘personale e individuale’. Senza dimenticare che la politica è un’espressione della società.
In un sistema dove la corruzione fa da collante tra le parti (bipartisan), segnato da un’azione soffocante di partiti e partitini colpiti dalla crisi delle ideologie e sotto l’incalzare di un professionismo politico sempre più svincolato da idealità e senso dell’interesse collettivo, è cresciuta e si è diffusa la corruzione. Altro che alternanza, bipolarismo e bipartitismo.
Quindi è necessario, anzi essenziale riprendere a parlare con urgenza di riforma elettorale, ritorno della politica e di rinnovamento della classe dirigente ad ogni livello: Internazionale, Nazionale, Regionale Provinciale, Comunale…, per migliorarne il ruolo e per accreditarli all’esterno, diversamente, consapevoli che non è possibile, né pensabile, né credibile il continuare ad andare avanti così.
Tutto ciò dipende senz’altro dall’attuale sistema elettorale: deputati e senatori, a volte più…nominati (collegi sicuri… che eletti) dalla politica e dai partiti, ma dipende anche da noi, da ognuno di noi in qualità di cittadini.
In tal senso, non condividiamo le scelte né di chi zittisce, né di chi, sfiduciato, rinuncia alla lotta. Siamo, invece, convinti che questo sia il momento del coraggio delle proprie scelte, di far valere le proprie idee, dell’impegno, della militanza, dell’orgoglio di essere impegnato in politica per il bene degli altri, proprio contro quel rampantismo ‘manageriale’ che ha prodotto e produce guasti, distorsioni e degenerazioni, confondendo, spesso, una organizzazione politica con una ‘società per azioni’, collocata sul mercato del potere e degli obbiettivi politici con la finalizzazione di interessi individuali e personali.
Vi è stato e vi è, in molti casi, il prevalere di un malcostume e di un modo di far politica che ha penalizzato proprio il libero confronto delle idee, che ha premiato la quantità sulla qualità, che ha mortificato chi ha scelto ‘la politica’ come servizio, come mezzo di trasformazione del sociale, come rivoluzione dei bisogni, dei meriti e delle speranze (Riformismo). Chi ha scelto, di opporsi contro le nuove povertà, i bisogni inevasi, le scelte della sofferenza.
Bisogna che ci sia un confine, ben marcato, anche sull’ etica della politica, tra chi vuole ‘Governare’ le trasformazioni e tra chi si colloca in un’area di conservazione: c’è e deve esserci una discriminante ‘morale’ tra chi lotta a fianco del mondo del lavoro e della produzione e tra chi ha scelto o sceglie la strada dell’assistenzialismo e dell’occupazione dello stato.
Dalle parole ai fatti. Cacciare i corruttori, concussori, malversatori, profittatori di ogni specie, accettare, anche, la nostra parte di responsabilità ed agire immediatamente con scelte coraggiose, decise e concrete.

















