ANGOLO OPINIONINAZIONALI & ESTEROOPINIONIPOLITICAPOLITICA E AMBIENTE

Dalle speranze in quel sol dell’avvenire che non si è mai realizzato al regime autocratico e dittatoriale di Putin

“La Russia di Putin” di Anna Politkovskaja del 2004. Osservatorio di Antonio Caccavale.

Si dice che la Russia, lo ha detto pochi giorni fa lo stesso Putin, abbia testato con successo un missile da crociera a propulsione nucleare, definito “invincibile”, e che lo stesso sarebbe riuscito a percorrere 14mila chilometri. Si dice che Putin abbia subito chiesto al capo di stato maggiore delle forze armate, il generale Valery Gerasimov, di stabilire come possa essere utilizzata quell’arma molto potente, per poterla fornire all’esercito.

VLADIMIR PUTIN PRESIDENTE RUSSIA

Ancora la retorica della forza. Ancora parole minacciose da parte di un regime autocratico che continua ad illudersi di poter perpetuare se stesso in un mondo che non è più quello dei tempi in cui, senza averne una conoscenza diretta, una grande moltitudine di persone era convinta che, “oltrecortina”, il sogno di una società in cui la libertà, la dignità e l’uguaglianza di tutti i cittadini si fosse realizzato. C’è stato un tempo in cui erano molti, in Occidente, a non sapere o a non voler credere che in Unione Sovietica vigevano una dura repressione politica, una sistematica soppressione di ogni forma di dissidenza e di opposizione e una ferrea censura. La rivolta ungherese del 1956 duramente repressa dalle truppe sovietiche determinò le prime, serie lacerazioni all’interno del PCI: un manifesto sottoscritto da 101 iscritti e simpatizzanti chiedeva di avviare una discussione attraverso la quale arrivare ad esprimere una ferma condanna nei confronti dello stalinismo ancora imperante nel partito.

A partire da quanto avvenne a Praga nel 1968 il Partito Comunista Italiano ebbe il grande merito di assumere una ferma posizione di dissenso nei confronti dell’Unione sovietica. A capire quanto fosse sbagliato rimanere legati allo stalinismo e a formulare la strategia della via italiana al socialismo, era stato Palmiro Togliatti già pochi mesi dopo la morte di Stalin. I regimi dell’Unione sovietica (fino all’avvento di Gorbaciov) e quelli dei paesi satelliti, non garantirono mai libertà e uguaglianza dei diritti per tutti i cittadini.

In quei regimi la classe privilegiata dei funzionari di partito e dei burocrati aveva libero accesso a beni e servizi negati alla stragrande maggioranza della popolazione. Il principio marxiano “ognuno secondo le sue capacità, ad ognuno secondo i suoi bisogni”, secondo il quale in una società socialista ognuno offrirà il proprio contributo in base alle proprie capacità e riceverà ciò di cui ha bisogno in base alle proprie necessità, si era trasformato fino a diventare uno scambio basato sul tasso di fedeltà al partito unico, che arrecava particolari vantaggi a quella classe di funzionari e burocrati che costituiva la cosiddetta “nomenklatura”.

Le speranze di un cambiamento vero, accese dalla Glasnost e dalla Perestroika di Gorbaciov, furono vanificate da una molteplicità di fattori e dal tentativo di colpo di Stato messo in atto dai conservatori che consentì, poi, a Boris Eltsin, di approfittare di quella situazione molto caotica per ergersi a campione della libertà e dell’uguaglianza. Eltsin promosse e varò una serie di riforme liberali e capitalistiche di cui approfittarono coloro che seppero sfruttare a proprio esclusivo vantaggio un vasto programma di privatizzazioni.

Oltre a quel programma di privatizzazione, anche a causa di una crisi economica che mise a dura prova la Repubblica russa, Eltsin fece poco o nulla perché i principi relativi ai diritti spettanti a tutti i cittadini e sanciti dalla Costituzione del 1993, trovassero concreta applicazione. Quanto è scritto nell’articolo 2 della Costituzione della Federazione Russa (L’uomo, i suoi diritti e le sue libertà costituiscono il valore più alto. Il riconoscimento, il rispetto e la difesa dei diritti e delle libertà dell’uomo e del cittadino sono un dovere dello Stato) e negli articoli del Capo secondo della stessa (I diritti e le libertà dell’uomo e del cittadino) non si realizzò appieno fino a quando Eltsin fu a capo della Repubblica federale della Russia e, tuttora, rappresentano nient’altro che dichiarazioni di principi vuoti, completamente ignorati da quando al vertice dello Stato c’è Vladimir Putin. Uno stato, quello della Federazione russa che, come scriveva Anna Politkovskaja nel 2004 nel libro “La Russia di Putin”, è un regime ancora avvelenato di sovietismo, in cui un sistema di corruzione senza precedenti la fa da padrone. Un sistema che consente ad un uomo, ad uno solo, a Vladimir Putin di fare ciò che vuole. Un uomo che, per dirla sempre con la Politkovskaja, considera il suo stesso popolo “solo un mezzo, per lui. Un mezzo per raggiungere il potere personale. Per questo dispone di noi come vuole. Può giocare con noi, se ne ha voglia. Può distruggerci, se lo desidera. Noi non siamo niente. Lui, finito dov’è per puro caso, è il dio e il re che dobbiamo temere e venerare. La Russia ha già avuto governanti di questa risma. Ed è finita in tragedia. In un bagno di sangue. In guerre civili. Io non voglio che accada di nuovo. Per questo ce l’ho con lui, che ascende al trono di Russia incedendo tronfio sul tappeto rosso del Cremlino».

Come ben sappiamo, Anna Politkovskaja pagò con la vita (fu assassinata il 7 ottobre 2007) il coraggio delle sue denunce, così come con la vita o con l’esilio hanno pagato altri oppositori dopo di lei.

Purtroppo in Occidente, in Italia, c’è ancora chi, come fanno i tifosi più accesi di una qualunque compagine sportiva, si ostina a parlare della Russia di Putin con “toni ammirati”. A costoro è il caso di rivolgere le parole che Anna Politkovskaja scrisse nel libro già citato: “Questo libro – scrisse l’autrice – parla di un argomento che non è molto in voga in Occidente: parla di Putin senza toni ammirati. A scanso di equivoci, spiego subito perché tale ammirazione (di stampo prettamente occidentale e quanto mai relativa in Russia, dato che è sulla nostra pelle che si sta giocando la partita) faccia qui difetto. Il motivo è semplice: diventato presidente, Putin – figlio del più nefasto tra i servizi segreti del Paese – non ha saputo estirpare il tenente colonnello del kgb che vive in lui, e pertanto insiste nel voler raddrizzare i propri connazionali amanti della libertà. E la soffoca, ogni forma di libertà, come ha sempre fatto nel corso della sua precedente professione. Questo libro spiega inoltre come noi, che in Russia ci viviamo, non vogliamo che ciò accada. Non vogliamo più essere schiavi, anche se è quanto più aggrada all’Europa e all’America di oggi. Né vogliamo essere granelli di sabbia, polvere sui calzari altolocati – ma pur sempre calzari di tenente colonnello – di Vladimir Putin. Vogliamo essere liberi. Lo pretendiamo. Perché amiamo la libertà tanto quanto voi”.

Show More

Back to top button

Utilizziamo i cookie per offrirti la migliore esperienza online. Accettando l'accettazione dei cookie in conformità con la nostra politica sui cookie.

errore: Contenuti ( testi e foto ) sono protetti!!!!