
L’Archivio di Stato di Avellino ha ricordato Armando Montefusco
Presentato il VI volume dei “Contributi per la storia di Avellino e dell’Irpinia”, coprodotto postumo con Geppino Del Sorbo.
L’Archivio di stato di Avellino ha ricordato Armando Montefusco, lunedì 10 novembre, alle ore 16:30, con la presentazione presso l’Archivio di Stato di Avellino del sesto volume della serie “Contributi per la storia di Avellino e dell’Irpinia”, pubblicato postumo.
In tale occasione sono state ricordate la figura e l’opera del compianto Armando Montefusco, uno storico di Avellino, utente assiduo dell’Archivio di Stato, che ha dedicato la sua vita a ricerche approfondite sulla storia e sulla genealogia della città e dell’Irpinia. È autore di numerosi saggi e volumi: fra tutti la serie “Contributi per la storia di Avellino e dell’Irpinia”.
Dei molti altri suoi studi importanti si ricordano le ricerche sulle famiglie nobiliari irpine, come i Gesualdo e i Caracciolo, studi che hanno permesso di colmare vistosi vuoti storiografici, arricchendo con le sue opere la conoscenza storica del territorio. Il suo impegno culturale è stato molto apprezzato, non solo a livello locale.
Montefusco ha utilizzato nel suo lavoro strumenti innovativi, come la ricostruzione digitale delle antiche topografie cittadine, e li ha divulgato anche attraverso documentari multimediali.
L’evento, introdotto da Lorenzo Terzi, direttore dell’Archivio di Stato di Avellino, ha visto gli interventi di Francesco Barra, già Professore di Storia moderna presso l’Università degli Studi di Salerno; Gianni Festa, direttore del Corriere dell’Irpinia, e Geppino Del Sorbo, curatore del volume.
Il direttore dell’Archivio di Stato Lorenzo Terzi ha posto l’accento sul ruolo cruciale svolto da Montefusco nella ricostruzione della memoria di Avellino, sottolineando la volontà di fare dell’istituto uno spazio in cui i ricercatori possano sempre sentirsi a casa.
Il professore Francesco Barra ha posto l’accento sulla passione per la ricerca storica che lo ha contraddistinto
fin da giovane, malgrado fosse un chimico di professione: “Una passione, ha detto, da cui sono nati i sei volumi dedicati alla storia di Avellino. Una storia che, fino agli anni Ottanta, mancava di una memoria scritta, basata sui documenti. Di qui l’idea di reinterpretare i dati per colmare i vuoti esistenti nella narrazione, offrendo un contributo decisivo, in particolare, alla ricostruzione dell’Avellino medievale e moderna. Le immagini e tavole che
impreziosiscono i suoi lavori non sono mai un semplice corredo, ma sono uno strumento per chiarire e aggiungere nuovi dettagli. Da artista quale era, leggeva il territorio e lo interpretava con spirito di amore”.
A sua volta il direttore del Corriere dell’Irpinia Gianni Festa si è soffermato sulle tre qualità che erano parte di Armando: “Mitezza, umiltà e straordinarietà. Il Corriere
dell’Irpinia era la sua seconda casa, e non c’era giorno che non venisse a salutarmi parlando del suo nuovo progetto di ricerca. Con lui nacque la Biblioteca del Corriere. Accolsi con entusiasmo la sua proposta di offrire un contributo con il giornale a promuovere la ricerca sul territorio. Ogni volta, scopriva particolari o notizie inedite sulla città, c’era sempre una piazza, una chiesa, su cui fare luce. Anche la politica era per lui sempre al servizio della cultura. Era un
intellettuale autentico”.
Infine, Geppino Del Sorbo, amico di una vita, ha ricordato come “Armando non ha mai smesso di lavorare” e da questo impegno nasce il video dedicato al Parco del castello, al giardino e al Casino del Principe, fiore all’occhiello della città al tempo dei Caracciolo, poi distrutti durante la rivolta del 1647. Un patrimonio conservato in parte nell’ipogeo della Casina del Principe”.
Tante, poi, le testimonianze e gli omaggio degli amici. Giovanna Della Bella ha ricordato l’entusiasmo che animava le sue ricerche; Franco Festa ha posto l’accento sulla sua volontà di stare lontano dai riflettori; Annibale Cogliano si è soffermato sulla moderazione come ricchezza, sulla sua forza straordinaria nell’affrontare sofferenze; Agostina Spagnuolo ne ha ricordato la generosità nel condividere le ricerche; Pellegrino Caruso ha spiegato come amasse trasmettere la memoria della città alle nuove generazioni, partecipando ai progetti promossi con le scuole; il figlio Roberto Montefusco ha ringraziato per l’affetto nei confronti del padre e ha proposto “Sarebbe bello che la città decidesse finalmente di dedicargli uno spazio”.
Al termine dell’incontro è stato proiettato il filmato “Il parco, il giardino e il Casino del Principe”, coprodotto da Armando Montefusco e Geppino Del Sorbo.

















