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Marigliano / Terza edizione di FenomeNOVENArt: Festeggiamenti di San Sebastiano tra arte e fede

La rassegna vede interpretare dagli artisti, in chiave contemporanea, aspetti della vita e del martirio del Santo Patrono della città. Servizio di Massimiliano Coppola.

Giovedì 11 gennaio, nell’approssimarsi dei festeggiamenti del Santo Patrono, San Sebastiano, ha preso il via la terza edizione dell’evento denominato FenomeNOVENArt”. Location la chiesa dell’Annunziata di Marigliano.

Nella settimana della novena, Artisti di differente formazione, fino al 19 gennaio, in un percorso tra arte e fede, si alternano per interpretare aspetti della vita e del martirio di San Sebastiano.

«Per il terzo anno, la novena in onore di San Sebastiano – ha dichiarato il parroco della chiesa Santa Maria delle Grazie, don Lino D’Onofriosi lega a un momento di conoscenza e confronto con l’arte contemporanea. La Chiesa, col suo ampio repertorio narrativo che ha come fonte la Parola e la vita dei testimoni del Vangelo, ha promosso la possibilità di esprimersi nell’arte visiva da parte di artisti di ogni epoca e le belle e importanti testimonianze lasciate sono diventare patrimonio dell’umanità oltre che della fede».

«L’arte contemporanea non sempre è interpellata dall’ambiente ecclesiale che si trova a suo agio più in un linguaggio conosciuto e sperimentato piuttosto che in quello del ‘cantiere’ immaginativo della contemporaneitàha aggiunto don Lino.

Con questa manifestazione il racconto artistico si interseca con quello liturgico, come evidenzia lo stesso don Lino D’Onofrio: «Come sempre il momento artistico seguirà quello liturgico e ogni sera, come da calendario, i fedeli sono invitati a passare dall’aula liturgica di Santa Maria delle Grazie a quella attigua dell’Annunziata. In quel contesto li attende l’artista con la propria opera che presenterà nelle sue intenzioni e ispirazioni ai convenuti».

Le opere saranno poi riproposte alla comunità cittadina attraverso un apposito spazio espositivo, così, come per le precedenti due edizioni, il linguaggio dell’arte, pur nella modernità delle espressioni, arriva alle persone che vi entrano in contatto, abbattendo precomprensioni culturali o anagrafiche.

Molti artisti, inoltre, lasciano anche le loro opere che vengono, mese dopo mese, esposte al pubblico nella ‘Vetrina dell’arte ’ di Palazzo Nicotera. “È un piccolo tentativo per riavvicinare ambienti e persone, per aprire spazi di confronto e discussione e per riparlare della santità, del martirio e della testimonianza con altri differenti linguaggi», ha concluso il parroco.

A coordinare l’evento artistico della terza edizione di “FenomeNOVENArt” c’è Claudio Bozzaotra, artista e architetto, già docente di Progettazione Architettonica presso la Facoltà di Architettura di Napoli.

Ha preso parte alla Biennale di Venezia di Architettura nel 1985 e nel 2000, tiene mostre d’arte personali e collettive in Italia e all’estero. Il suo compito, in particolare: individuare gli artisti per la terza edizione di “Fenome-Noven-Art”.

«Quest’anno l’apertura della manifestazione è stata lasciata all’opera “L’ultimo San Sebastiano” di Peppe Capasso – ha spiegato Bozzaotra – in qualche modo decano degli artisti contemporanei della zona”.

Già docente di scultura, presso l’Accademia delle Belle Arti di Napoli, l’artista utilizza un linguaggio volto agli esperimenti o Sculture/Oggetto, ricco di elaborazioni ferrose, di scarti, di ruote deformate.

Poi, in successione, le opere di Ugo Cordasco, scultore, il cui vocabolario di segni è capace di esprimere armonia; Maria La Mura e il suo andare oltre i limiti della natura umana, superarla per aspirare ad una forza generatrice più alta: la natura divina, la stessa che anima il principio creativo; Vittorio Iavazzo che si esprime attraverso la creazione e la trasformazione della materia; Rosanna Iossa presente con la sua raccolta di suggestioni ricorrenti che diventano scandaglio interiore; Giacomo Savio con la sua personale cifra concettuale; Nunzio Meo, la cui espressione artistica si muove tra l’azione e il segno accademico; Diana D’ambrosio con il suo fare-linguaggio carico di implicazioni mistiche e, infine, l’eclettico Oreste “Asà” Silvestrini.

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