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San Giovanni apostolo ed evangelista autore del quarto Vangelo

È invocato contro l'epilessia, mal di piedi, scottature, nonché protettore dai fulmini, dalla tempesta e dai veleni. È patrocinato anche per tutte le attività attinenti la scrittura o i libri.

Antonia SolpietroIl 27 dicembre la chiesa fa memoria di San Giovanni apostolo ed evangelista. La tradizione cristiana identifica Giovanni con l’autore del quarto Vangelo e per questo è chiamato anche l’evangelista. Era figlio di Zebedeo e Salome e fratello dell’apostolo Giacomo il Maggiore. Abbandonò il padre e il mestiere di pescatore, esercitato dall’azienda familiare, forse consociata con Simon Pietro e il fratello di lui Andrea, per seguire Gesù. Infatti fu uno degli Apostoli di Gesù e discepolo di Giovanni Battista.
Gesù infatti chiamò alla sequela questa duplice coppia di fratelli trovati al lavoro quotidiano.
Il culto di Giovanni apostolo si affermò a partire da Efeso. In questo luogo aveva a lungo operato ed ivi era morto in età avanzata, sopra una collina a nord-est, oggi Seldsuk, fu indicato un sepolcro con il suo corpo, quindi fu elevata una cappella. Divenuta poi insufficiente e fatiscente, Giustiniano vi fece edificare una basilica tanto grande e straordinaria da poter rivaleggiare con quella di Costantinopoli, dedicata agli Apostoli. In Occidente il suo culto ebbe minor tono rispetto a quello degli altri apostoli (Pietro, Paolo, Giacomo, Andrea). A Roma gli fu dedicata da papa Lucio II, nel XII secolo, la basilica del Laterano, già titolata al Santissimo Salvatore e a Giovanni Battista.
L’iconografia di Giovanni nei primi secoli non fu univoca, infatti vi furono immagini che lo ritraevano sia in età giovane che senile. In Oriente, è per lo più raffigurato anziano, calvo e barbuto, richiamandosi alla tradizione di una sua sopravvivenza longeva. In Occidente, invece, è raffigurato giovane e imberbe. La storia dell’arte lo ha figurato sia da solo che insieme ai Dodici Apostoli, accanto a Gesù durante l’Ultima Cena, ai piedi della croce insieme a Maria, o ancora con Giovanni Battista ai lati del Cristo e in posizione privilegiata nella Dormitio Virginis.
È invocato contro l’epilessia, mal di piedi, scottature, nonché protettore dai fulmini, dalla tempesta e dai veleni. È patrocinato anche per tutte le attività attinenti la scrittura o i libri.
Simboli che lo identificano sono l’aquila, il libro dei Vangeli o dell’Apocalisse, gli strumenti scrittori, il calice con il vino avvelenato da cui fuoriesce un serpente e la palma (non come segno di martirio, ma consegnatagli da Maria come simbolo di vittoria escatologica). In Oriente è raffigurato anziano, come si è detto, solitario, con l’indice ed il medio della mano destra appoggiati alla bocca, lo sguardo concentrato, nell’atto di chi ha appena reso la propria testimonianza con il suo vangelo e rimane in pacifico silenzio e contemplazione.
A corredo di questo articolo ci sono due immagini di San Giovanni apostolo ed evangelista che erano parte di più articolate macchine d’altare con cornici architettoniche e che racchiudevano più figure di santi e scene sacre.
La prima è quella del San Giovanni che un tempo faceva parte del polittico per l’altare maggiore della Cattedrale di Nola. Una monumentale macchina d’altare costituita almeno da dodici tavole dipinte, commissionata dal vescovo Giovan Francesco Bruno tra il 1523 – 25, al pittore Andrea Sabatini o Andrea da Salerno, il “Raffaello di Napoli”, come è definito dal professore Pierluigi Leone de Castris e alla sua bottega. Sabatini, infatti rappresentò per l’Italia meridionale la diffusione dei modi della pittura di Raffaello. Smembrato a seguito dell’incendio che nel 1861 devastò la cattedrale di Nola, si custodiscono nel Museo Diocesano quattro pannelli con San Felice vescovo, San Massimo, San Paolino e San Giovanni Evangelista.
Un altro pannello con l’immagine di San Felice presbitero è oggi in collezione privata. Il polittico secondo quanto documentato dalle fonti presentava al centro l’immagine dell’Assunta e ai lati su più registri le figure dei santi della chiesa locale e di quelli il cui culto era particolarmente patrocinato. Il San Giovanni, ascrivibile al pennello del Maestro di Barletta, attivo nella bottega del Sabatini, è l’unico pannello superstite, non sappiamo con certezza se il polittico comprendesse le immagini dei quattro evangelisti, di cui ci è pervenuto il solo Giovanni o se vi fosse anche l’immagine di Giovanni Battista che spesso è associato all’evangelista e il cui culto era molto presente in cattedrale. Giovanni qui è raffigurato anziano, barbuto con il libro in mano e l’aquila ai suoi piedi. La tavola presenta chiare affinità con le immagini dei santi Pietro e Paolo della chiesa di Santa Maria della Neve a Ponticelli, opera del maestro di Barletta.
La seconda immagine mostra una parte del polittico della chiesa di San Martino a Vico di Palma Campania, un dipinto straordinario di Francesco da Tolentino, pittore marchigiano, attivo fra Campania e Puglia nel primo Cinquecento. Un pittore che porta i modi della cultura figurativa umbro-marchigiana, ma nella quale traspare anche l’assimilazione della maniera di Andrea da Salerno. Studi ancora in corso ci confermano che il pittore aveva nei pressi del castello Lancellotti di Lauro allestita la propria bottega e che ancora nel 1568 un certo Carlo da Tolentino, forse il figlio, si qualifica come pittore di lauro.
Il polittico intorno agli anni cinquanta del Novecento fu smembrato di due tavole con la scena dell’Annunciazione che finirono sul mercato antiquario fiorentino e furono poi acquistate dal procuratore Antonio Gagliardi e donate al Museo Diocesano, dove si custodiscono. In chiesa resta la Madonna delle Grazie tra i santi Martino o Nicola, dall’identificazione contesa, Giovanni evangelista ed in alto la Crocifissione. Qui Giovanni è invece raffigurato giovane, imberbe e con il libro, a testimoniare come la variante iconografica trovasse nel Cinquecento una sua codificazione anche da noi.

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