
Filumena Marturano al Teatro Santa Teresa di Napoli con Armenea Art
Il coraggio di una donna in una società che non ha superato i pregiudizi, ma li ha solo mascherati
Martina Giugliano – Una compagnia giovane, preparata e pronta sicuramente al giudizio, quella che vede protagonisti gli attori di Armenea Art, che hanno portato in scena uno dei capolavori di Eduardo De Filippo, ovvero Filumena Marturano. Un dramma che noi tutti conosciamo perché Eduardo sapeva bene rappresentare piaghe sociali universali di grande impatto emotivo, come i diritti dei figli illegittimi, la prostituzione, la fame e la disparità di genere. Ciò che subito mi ha piacevolmente colpito è che tutti gli attori in scena non abbiano voluto imitare, emulare o comunque beffeggiare lo spettacolo che a suo tempo portò in scena Eduardo, ma anzi sono riusciti ad interiorizzare dei concetti sociali importantissimi, porgendoli al pubblico senza la volontà di imitare un gran classico della commedia napoletana.
Una delle regie migliori quella di Generoso Ronga, interessanti i momenti nei quali gli attori protagonisti si distaccavano dalla scena in atto ,per un monologo ricco di pathos ed emozioni contrastanti, ben studiata ed appropriata anche l’utilizzo dell’accompagnamento musicale che non irrompeva la seguenza in atto, ma ben sposavano il sentimento che si viveva in scena tra i figuranti. Bravi gli attori protagonisti Gianluca Tambaro nei panni di Domenico Soriano e Monica Taglialatela nelle vesti di Filumena coesi durante le loro interazioni, buona padronanza scenica, ottimo utilizzo del dialetto napoletano in momenti in cui la velocità espressiva poteva farli cedere in ripetizioni di battute ed errori linguistici. Un “errore” invece commesso dalla regia però devo costatarlo: scegliere un attore protagonista con poco impatto scenico può esser considerata una scelta sbagliata . Mi spiego meglio: Interpretazione giusta, cadenza giusta, espressività centrata ma un Domenico Soriano deve avere anche una fisicità ed un impatto scenico importante. Paradossalmente uno dei figli dei Filumena che da sceneggiatura – in quanto figlio- è per ovvie ragioni biologiche di età inferiore ad un papabile padre , era molto più impattante sulla scena perché fisicamente più imponente.
E’ vero che – in quanto compagnia – hanno affrontato la commedia in piena consapevolezza e rispettandone il significato e la morale, si è percepito fin dai primi momenti che volutamente si sono allontanati da ogni riferimento temporale, come nell’utilizzo di abiti che non richiamavano il periodo storico posto in essere da Eduardo, in modo da rendere la commedia molto più attuale e da poter permettere a chiunque di immedesimarsi in ognuno dei personaggi in scena; ma l’unica nota stonata, che ho riscontrato, è stata proprio nell’esteticità della coppia protagonista. Ottima, invece, la scelta scenografica: colori brillanti, accostamenti giusti tra complementi d’arredo e oggettistica di completamento alla scena. Tutto era molto armonico, gli attori che si interfacciavano l’uno con l’altro e l’ambiente circostante. Insomma una Compagnia davvero entusiasmante, fresca, ma soprattutto preparata, sia nell’utilizzo del dialetto che nel modo di affrontare argomenti sociali con un’identità e una personalità precisa e propria.
Tutti gli attori, tra protagonisti, non protagonisti e caratteristi, hanno creato uno spettacolo per niente stanchevole, cosa questa da non sottovalutare, in quanto l’importanza storica e sociale del dramma in scena avrebbe potuto creare momenti di impasse e, se mal eseguita, anche momenti di noia. Invece un ottimo lavoro di regia e l’originalità degli attori in scena hanno portato un’attiva e ridente partecipazione del pubblico in sala.

















