
Geografie Pasoliniane all’Arci Movie di Ponticelli
Sono ripresi gli incontri del martedì del libro al centro di cultura e animazione Arci Movie “Giorgio Mancini” di Ponticelli. Il 30 maggio è stato presentato il volume Geografie pasoliniane. Incontri, tracce, passaggi, a cura di Paolo Speranza, Edizione La Valle del Tempo. Sono intervenuti Paolo Speranza, Mario Rovinello, Imma Colonna, Roberto D’Avascio. Letture a cura di Sara Cortini. by Piera De Prosperis del 1 Giugno 2023 in Gente e Territorio.
Sono cento anni dalla nascita di Pasolini e PPP è stato ricordato, celebrato, citato come mai avrebbe pensato e forse come mai avrebbe voluto. Cosa argomenta questo libro che già dal titolo si propone una chiave di lettura altra?
Individuare, attraverso un percorso geografico che tocca luoghi di particolare rilevanza nella biografia del poeta, i nodi concettuali attraverso cui si è svolta ed evoluta la Weltanschauung pasoliniana. Parliamo di Bologna, sede universitaria, di Casarsa del Friuli, luogo di origine della madre, di Roma dove nel 1951 si trasferì in una casa vicino Rebibbia dove ebbe modo di avvicinarsi al sottoproletariato delle borgate, poi sempre più a Sud, di Napoli dove PPP girò alcuni film tra cui il Decameron, e di tanti altri Sud. Il messaggio geografico è proprio questo. Pasolini scendeva sempre più a sud fino ai continenti dei paesi in via di sviluppo.
I protagonisti del dibattito di presentazione hanno dato vita ad un’intensa panoramica su alcuni aspetti relativi alla nostra realtà napoletana, e non solo, prediletta da Pasolini. Speranza ha ricordato come al Pasolini di Napoli piacesse la genterella, apprezzava anche paesi assai più sperduti come Bagnoli Irpino dove, pur non essendoci ancora la luce elettrica, riuscì ad impiantare un festival del cinema, colpito da un’accorata lettera inviatagli da due intellettuali avellinesi che gli chiedevano di aiutarli a realizzare il loro sogno: dare vita in provincia di Avellino ad un premio cinematografico e ad una rivista specializzata. Nascono nel ’58 Cinemasud e nel ’59 il Laceno d’oro.
Se solo si scorrono i titoli dei paragrafi del libro, l’intento dei curatori è evidente. Li citiamo: Itinerari della poetica pasoliniana, Passaggi e Progetti, Alla ricerca dei popoli perduti, La Campania di Pasolini, Sui luoghi del Decameron cui si aggiunge un’Antologia critica. Le parole chiave sono Geografia e Passaggi che dialogano tra loro nell’intento di costruire appunto una geografia dell’ideologia. In particolare Imma Colonna si è soffermato sulla presenza a Napoli del poeta, mentre D’Avascio ne ha affrontato l’attività di cineasta.
PPP nel cinema era autodidatta, il suo inizio in quest’arte porta il titolo di Accattone. La scelta della regia si deve al fatto che il cinema è un mezzo di comunicazione che non si serve di mediazione ma rende direttamente la realtà. Il percorso parte dal neorealismo ma approda a Salò. I suoi sono film di attraversamento in luoghi geografici aperti, luoghi del sud come Matera, set del film Il vangelo secondo Matteo, che solo il giornale Civiltà cattolica definì un bellissimo film.
A conclusione dell’incontro è stato ricordato il documentario Comizi d’amore, film-inchiesta con cui PPP intendeva conoscere le opinioni degli italiani sulla sessualità, in particolare egli intervista a Napoli a Porta Capuana dei ragazzi: ne esce un ritratto dell’Italia spaccata tra un Nord fintamente disinvolto e un Sud ancora legato a pregiudizi ancestrali.
Forti i legami con intellettuali napoletani quali Totò ed Eduardo. In particolare Pasolini aveva pensato a De Filippo per un ruolo in un nuovo film (Porno-Teo Kolossal).
Alla morte del poeta il drammaturgo napoletano dirà: Pasolini era veramente un uomo adorabile e indifeso; era una creatura angelica che abbiamo perduto e che non incontreremo più come uomo; ma come Poeta diventa ancora più alta la sua voce e sono sicuro che pure gli oppositori di Pasolini oggi cominceranno a capire il suo messaggio e quello che ci ha voluto dire. E che ci sarà di molto aiuto. E forse non diciamo niente più, non c’è bisogno di dire altro.
Di grande interesse quindi la riflessione su spazio e scrittura in Pasolini, suggestioni e spunti per una lettura altra che dà rilevanza alla funzione dei luoghi, tutti da scoprire/riscoprire.
UN PO’ DI STORIA
Da Vesuvio Live.it del 25 Febbraio 2021.
Il quartiere di Ponticelli è situato nella zona orientale della città di Napoli e forma, insieme a Barra e San Giovanni a Teduccio, la VI municipalità del comune di Napoli. Conta più di 70.000 abitanti ed è attualmente secondo solo a Fuorigrotta. Ponticelli è stato il primo quartiere a sorgere nel territorio partenopeo ed è nato come terra agricola; in un secondo momento, nel ‘600, da granaio della capitale del Regno si è tramutato in una città a sé.
Fino al 1926 è stato un comune autonomo, come testimonia la pianta urbana mono centrica che mantiene tuttora. Venne accorpato a Napoli in seguito alle opere volute dai prefetti fascisti Michele Castelli e Pietro Baratono.
Il regime fascista, affascinato dall’ambizioso progetto di fare di Napoli una grande metropoli, lo trasformò, insieme ad altre aree, in uno dei tasselli che definirono i confini sempre più vasti della superficie in cui si distende il capoluogo campano. Eppure il quartiere dopo questa annessione continuò a crescere.
Le prime notizie a riguardo si hanno in piena età medievale, intorno all’ XI secolo: si parla del cosiddetto “Ponticello”, come viene definito nelle fonti, un piccolo agglomerato di casali rustici circondati da campi coltivati. Questa zona tuttora definisce i margini del centro storico tra viale Margherita, via Luigi Crisconio, via Ferrovia e Piazza Aprea.
Nel XIII secolo viene costruita quella che sarà la prima basilica cristiana non solo di Napoli ma di tutta l’area vesuviana: la Basilica santuario di Santa Maria della Neve, patrona del quartiere, successivamente decorata con numerose opere d’arte.
Durante il Regno di Napoli il sito urbano di “Ponticello” diviene un piccolo borgo: la denominazione plurale di “Ponticelli” nasce dall’unione di “Ponticello grande” e “Ponticello piccolo”, due frazioni nate dall’ampliarsi, negli anni, del villaggio.
In età aragonese lo sviluppo del casale di Ponticelli va di pari passo con quello di Napoli. Fra tutti i casali presenti in zona, si evidenziò proprio quello di Ponticelli in quanto fu capace di adattarsi alle esigenze napoletane, fungendo da mulino e principale rifornitore di grano per la capitale ed il resto dell’hinterland. Questo cereale era il principale alimento delle nostre zone e non era possibile coltivare negli orticelli all’interno delle mura della grande città tutto il frumento necessario alla sostentazione della popolazione.
Nel 1799, anno della rivoluzione napoletana, Ponticelli è uno dei centri protagonisti dei fatti avvenuti in quei giorni che seguirono la resa di Napoli alle truppe francesi: è lì, infatti, che furono eseguite le condanne a morte di tredici uomini legati a Ferdinando IV da parte dei repubblicani.
Lentamente il piccolo complesso abitativo agricolo si sviluppa ed estende. Nel XIX secolo la nuova classe borghese napoletana decide di stabilirsi in quest’area e necessita di nuovi spazi: Ponticelli conosce un periodo di massiccia espansione edilizia, dovuta anche alla volontà di risanare vecchi tratti del tessuto urbano.
In questi anni vennero costruiti alcuni edifici storici come la vecchia casa municipale (poi ricostruita nel 1971) e la scuola elementale Toti. Ponticelli non manca l’appuntamento con la Storia neanche in occasione della seconda guerra mondiale, confermandosi legata a doppio filo con i concitati avvenimenti napoletani e condividendone, come in passato, la stessa sorte.
Il 25 luglio 1943 gli antifascisti iscritti al clandestino Partito Comunista Italiano, seguiti dagli abitanti del rione orientale, presero d’assalto la sede fascista in piazza Municipio. Ne seguì una sanguinosa occupazione nazista durante la quale vennero uccisi per rappresaglia 34 innocenti dagli stessi soldati tedeschi. Ancora una volta Ponticelli è protagonista dei drammatici episodi riguardanti la città di Napoli e la nazione intera: fu il primo quartiere d’Europa a ribellarsi al nazifascismo.
Nel secondo dopoguerra, intorno agli anni ’50, viene dato il via alla ricostruzione del quartiere. Questo periodo è tristemente noto per essere teatro della speculazione edilizia avuta con l’amministrazione del sindaco Achille Lauro: sorsero centinaia di edifici adibiti ad uso abitativo che in seguito formeranno i rioni popolari di Ponticelli, primo tra tutti il Rione De Gasperi.
In questi anni Ponticelli muta in “periferia cittadina” ed il Rione De Gasperi è il simbolo di questo fenomeno negativo. Edificato su di una collinetta, spaccato a metà dai binari della Circumvesuviana, purtroppo il rione entrerà prepotentemente nelle cronache cittadine per essere una delle roccaforti della camorra di Napoli orientale.
Il terremoto dell’Irpinia nell’ ’80 diviene una rinnovata occasione di espansione urbanistica ed ammodernamento del quartiere: vengono eretti il Lotto Zero, Parco Conocal ed il Parco Galeazzo, che ospitarono gli sfollati di varie zone del centro di Napoli. Proprio durante i lavori di costruzione del Lotto Zero vennero rinvenute, nei pressi di via Bartolo Longo, due ville rustiche che portarono alla luce la precoce esistenza, già in periodo romano, di un centro abitato nella zona di Ponticelli. Una delle due, dissotterrata del tutto, si è scoperto appartenesse ad un veterano di Silla, Caius Olius Ampliatus, e venne sepolta, probabilmente, dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.
All’interno della villa, nel sotterraneo, sono stati ritrovati i resti di uno schiavo di quarant’anni morto durante l’eruzione. Il villano venne trovato accovacciato, con la testa rannicchiata tra le spalle, le mani sul volto ed un anello fuso sul dito. La fusione del gioiello era dovuta proprio alla temperatura elevatissima della lava. Presumibilmente lo schiavo svolgeva mansioni agricole in quanto la villa fungeva da fattoria in cui venivano coltivati cereali e vino.
Tuttavia la presenza di insediamenti romani era già stata evidenziata dai segni della centuriazione romana, il sistema con cui i romani organizzavano il territorio agricolo, da sempre presente nella circoscrizione.
In via Botteghelle di Portici, durante degli scavi nel 1985, vennero scoperti dei resti di archeologia funebre: 52 tombe risalenti al IV secolo d.C., anfore nord-africane e maiorchine ed una brocca di produzione partenopea. Alcune fonti sostengono che le anfore venissero utilizzate per seppellire i bambini.
Continuamente plasmato dagli insediamenti che lo occupavano, l’aspetto culturale ed urbano del quartiere di Ponticelli è marcato da una grande varietà dovuta alla disomogeneità dei complessi urbani sviluppatisi nelle diverse fasi storiche. Un catino di storia antica e recente troppo spesso oscurata dai fatti di cronaca e dalle lotte intestine tra i clan.
Fonti: http://www.storiacity.it/guide/166-ponticelli
https://it.wikipedia.org/wiki/Ponticelli (quartiere_di_Napoli)
I Rioni

















