
Il Cavaliere Bianco di Giuseppe Salatiello
Compagnia L'Eclettica al Santa Teresa di Napoli

Confusione, imprecisione tecnica e caoticità sono, purtroppo, le sensazioni che per l’intera pièce hanno caratterizzato L’ECLETTICA nello spettacolo Il Cavaliere Bianco andato in scena al Santa Teresa di Napoli il 23 aprile per la regia di Giuseppe Salatiello . Dalle note di regia si legge che l’intero spettacolo e- l’obiettivo dello stesso- vuole esser una garbata celebrazione dell’universo teatro, in chiave ironica e facendo satira senza pretese.
L’intenzione- si legge- è quella di fondere il teatro di tradizione con i ritmi e i toni della commedia americana “made in Broadway” e forse l’errore è stato proprio questo. In questa recensione non parlerò dei singoli attori in scena, non sceglierò rispetto a quelle già scritte, elementi di forza e quelli meno produttivi in scena perché ho percepito per l’intera durata dello spettacolo attori davvero preparati dal punto di vista recitativo, ottima dizione di tutti coloro che con fierezza e professionalità hanno calcato il palcoscenico e buona presenza di quasi tutti gli attori in scena, ma di contro ho letto una confusione di regia, un numero di attori troppo elevato per una commedia che probabilmente non era adeguata a dare spazio a tutti equamente e a suggellare un senso di vorticoso disordine e poca comprensione della trama- la quale veniva disturbata da cambi di scena in luce e da troppi flashback – sono stati i tanti errori tecnici: microfoni inadeguati, impianto audio non idoneo a mantenere in armonia tante voci nello stesso luogo e così tanto ravvicinate le une alle altre.
Se si vuol mettere in scena un’opera con tanti cambi scenici e con molti riferimenti canori si deve tener conto che bisogna scegliere, modificare e sé necessario cambiare la chassis di una struttura ospitante per una resa ottima della performance. Tutte le scene si svolgevano in un teatro quindi nell’immaginario collettivo il teatro è: quinta nera, ma la scelta di non utilizzare la scenografia e di non servirsi dei costumi di scena, hanno creato ancor di più una confusione di lettura. Non essendoci un tempo storico da rispettare e da riscontrare nei vari atti né un armonia scenica ad attrarre l’occhio dell’osservatore ha creato un impasse non indifferente .
Ricalco il concetto: Attori davvero molto preparati come Antonella de Rosa, Melania Guadagno che nei panni rispettivamente della vedova Mezzabotta e Beatrice Ferrante hanno creato momenti di ilarità e divertimento, ho adorato l’interpretazione della moglie del contabile, così come Valentina Molinari nei panni di Carlotta Valdes, tutti davvero molto preparati e con uno studio del copione preciso ed oculato. Una compagnia così ricca al proprio interno e con così tanti attori da gestire, deve avere una guida adeguata, che abbia la consapevolezza che una scena in meno, un balletto in meno o un’interpretazione canora evitata avrebbe potuto aiutato a rendere l’intera opera più lineare e chiara.
MARTINA GIUGLIANO

















