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La compagnia Vana Imago presenta : Avendo Potendo Pagando di Nino Taranto e Gaetano di Maio

Regia di Salvatore Orga

E’ un titolo tratto da un vecchio proverbio napoletano. In questi tre gerundi si racchiude uno degli aspetti della filosofia del popolo napoletano (se li avessi, se Potessi ti pagherei). E’ la storia di una famiglia napoletana, formata da Michele Assante, che vive di espedienti, facendo come attività principale il sensale di matrimonio, dalla moglie Lucia e dal fratello Nicolino, portatore di un disturbo comportamentale.  Per una serie di vicissitudini, nella sua casa ruotano una serie di caratteri: Donna Carmenella, usuraia che vorrebbe la restituzione di un debito; l’amico dirimpettaio Armando con la gelosa moglie Elvira; la signorina Cristina dal cuore solitario, che vorrebbe un marito a qualunque prezzo; Don Pasquale, la moglie Violante, il mendicante Gennaroi; il cugino Ottavio che viene dal paese per dare una mano non gradita alla famiglia… Insomma, in casa Assante si fa una vita d’inferno…

E’ questa la storia portata in scena dalla compagnia Vana Imago per la regia di Salvatore Orga. Una compagnia che già in altri spettacolo ha dato dimostrazione di professionalità e bravura, attenti ai dettagli, all’utilizzo del napoletano nel rispetto della commedia e del copione studiato alla perfezione. Questa volta però tale “perfezione“ non ha convinto a pieno la giuria: attori pronti, regia presente, una compagnia che dal più piccolo al più esperto in scena, vivono il palcoscenico non come hobby o solo come momento di ilarità e divertimento tra amici di vecchia data, ma con studio, passione, professionalità e spasmodica devozione . Una compagnia che però non si distacca quasi mai dai classici della tradizione teatrale napoletana, è come se non si allontanassero mai dalla loro zona di confort nonostante abbiano tutte le carte in regola e la preparazione attoriale per poterlo fare.

Due atti ricchi di cambi scenici, momenti di riso ed altri di pathos e riflessioni esistenziali che a tratti ha spento un pò il pubblico in sala che ha avuto pochi momenti di divertimento questo dato anche dalla complessità tematica posta in essere . Una perfezione che non lascia trapelare le emozioni personali ed empatiche degli attori come nel caso di  Lucia interpretata da Ariana Racca la quale- nei momenti più catartici della sua interpretazione- ha esasperato ed estremizzato così tanto i momenti drammatici interpretati, che a tratti è  risultata palesemente finta e poco vicina al dolore di una donna incompleta ed una moglie stanca ed incompresa.

Francesco Piscopo nei panni di Nicolino -un bambino mai cresciuto- avrebbe dovuto esser l’anello di giunzione tra il mondo reale: Fatto di menzogne, brutture e difficoltà quotidiane e quello illusorio, sognante e molto più realistico creato dai più deboli e quindi degli esclusi. Avrebbe dovuto rappresentare quel Quid in più, quella freschezza che irrompe nel quadro per dare brio a scene caotiche e riflessive, ma di fatto l’interpretazione è stata giudicata pesante, stanchevole non apportando quello slancio vitale che ci si aspetta da un attore caratterista quale ha sempre dimostrato esser con interpretazioni passate mai fuori luogo.

Ottima scelta dei costumi così come della scenografia e delle scelte musicale, elementi da non sottovalutare per la resa finale dell’intera opera teatrale.

MARTINA GIUGLIANO

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