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AVELLA: QUANDO NELLA EMEROTECA DELLA IGNAZIO D’ANNA C’ERA ANCHE “IL MANIFESTO”

"Fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che, da molti indizi, mio malgrado, vedo venire".

Nicola Montanile – E’ questo riportato il pensiero espresso, in “Memorie di Adriano“, romanzo francese, dalla scrittrice Marguerite Yourcenar, il quale porta un velo di profonda nostalgia, poiché ci fa ricordare la Biblioteca “Ignazio D’Anna di Avella, oggetto, nella settimana scorsa, di un manifesto locale.

Ingresso Biblioteca Ignazio D’Anna

La nostalgia diventa ancora più amara, allorquando un uomo di immensa cultura, quale il Dirigente Scolastico dell’Istituto Comprensivo Baiano/Sperone, prof. Vincenzo Serpico, che abita ad Avella, ci rammenta, attraverso le pagine di un giornale, che ricorrono, quest’anno, i 50 anni (1971) della nascita de “IL Manifesto”, quotidiano italiano d’indirizzo comunista, fondato appunto nel 1971, sulla scia dell’omonima rivista, nata, a sua volta, il 23 giugno 1969 ed avente il su menzionato per fondatore Lucio Magrì e per direttore responsabile Norma Rangeri.

Ma, a prescindere dalle notizie storiche, il nocciolo della questione sta nel fatto che nella chiusa, si spera momentanea, biblioteca comunale esisteva, tra l’altro, una fornitissima emeroteca a carattere locale, provinciale e regionale, nonché nazionale, e, guarda caso, possedeva la raccolta del giornale in questione, proprio dal primo numero, grazie al dono dell’allora universitario Antonio Caruso, militante in Democrazia Proletaria e fautore, con altri amici, di una sezione locale del partito, quando la struttura della Biblioteca funzionava già, anche se ufficiosamente, nel 1980. I successivi numeri, poi, letti dal donatore, man mano venivano portati nel modesto granaio. E così è stato fino alla fine degli anni novanta ed oltre.

Il primo editoriale

Sicuramente, molti studiosi e ricercatori di allora ricorderanno la consultazione di questi giornali, soprattutto da parte di alcuni studenti universitari, che li hanno utilizzati  per tesi di laurea, servendosi degli  eccezionali e didattici inserti, allegati ai numeri del sabato e della domenica: “Le Monde Diplomatiche” (mensile) , “Extra Terrestre” (Settimanale), il “Gambero“, tralasciando la visione di testi specifici, stampati dalla casa editrice dello stesso partito e da altre, concernenti la storia della sinistra proletaria e la sua affermazione ed evoluzione nel corso degli anni.

E’ vero che il Covid ha rotto, letteralmente, le scatole, ma sarebbe stato bello allestire, per l’occasione, una mostra per informare la redazione e la proprietà del suddetto, evidenziando anche che, molti anni fa, un giornale settimanale della provincia di Napoli, dovendo celebrare i suoi cent’anni, richiese alla nostra Biblioteca “Ignazio D’Anna“, tramite il redattore capo, il primo numero de Il Manifesto, che non avevano, e, subito, gli venne consegnato, unitamente ad alcune altre edizioni del giornale. Nell’occasione della kermesse, gli organizzatori si complimentarono con la pro tempore amministrazione, dicendo che “Avella, oltre ad essere un centro storico, archeologico e monumentale, dimostra che i suoi abitanti sono al pari con i tempi e possiedono una grande fama di leggere, per informarsi sui fatti di vita quotidiana, politica, sociale e culturale“, facendo così scemare il ripetuto concetto che la metà dei libri che si stampano non si vendono, la metà dei libri che si comprano non si leggono, la metà dei libri che si leggono non si capiscono, la metà dei libri che si capiscono si capiscono tutto il contrario. Per cui i libri vanno salvati e protetti, a prescindere. Un letterato asserì: “C’è una cosa che i libri non possono tollerare: di essere dati in prestito; infatti, quando qualcuno li presta, si offendono e non tornano più“.

L’inserto

In effetti, il libro si deve toccare, mettere sotto braccio, indicare la pagina che si è arrivata a leggere con un fiore appassito e, perché no anche con le “orecchiette”, e non deve essere “virtualizzato”, perché finirebbe per inumanizzarci e renderci più freddi nei confronti della lettura. Dobbiamo, altresì, ricordare che anche la copertina di un libro, specialmente per i bambini, e l’impaginatura di un articolo hanno la loro importanza ed influenza sui lettori.

In conclusione di questa storia, c’è il profondo rammarico di non poter esibire foto della presenza del su indicato giornale, unitamente allo scaffale di collocazione, che trovavasi nella sala centrale di lettura, appena si entrava, e questa situazione ci conferma che, se può essere di consolazione, nella nostra vita, col passar del tempo, tutto diventa leggenda.

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