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FIGLI di SALVATORE MARANIELLO

Spettacolo teatrale al Santa Teresa di Napoli per la rassegna A.C.I.S IL Sipario

La storia- così come si legge dalle note di Regia- si svolge in una famiglia classica napoletana, genitori anziani che vivono con tre figli ormai grandi ed una zia zitella, il periodo è quello che i figli ormai grandi si stacchino dai genitori per prendere ognuno strade diverse, ognuno con le sue problematiche che non sempre la figura genitoriale riesce a gestire e comprendere. Una commedia che ben richiama i disagi ed i dissapori che possono esser presenti in qualsiasi famiglia d’oggi . Commedia attuale e piena di punti di riflessioni e colpi di scena .

Ottima l’interpretazione di Alessandro Brunelli nelle vesti di Andrea, fin dall’inizio si intuisce un’amara consolazione che riesce a manifestare in volto, con la mimica nonostante la parte ironica e a da cantastorie napoletano. Il monologo che lo ha visto protagonista in scena è stato ricco di pathos, riferimenti ad una quotidianità monotona che cede il passo alla menzogna ogni qual volta si scontra con le regole di una società bigotta e retrograda. I due atti sono stati molto leggeri nonostante i temi affrontati , sicuramente la presenza di Rita Falibretti nei panni Adelaide come attrice caratterista ha reso la pièce molto armonica e leggere, la quale non potrebbe far altro se non interpretare se stessa all’interno delle parti affidategli nelle diverse commedie che la vedono protagonista.

Ecco il giusto occhio del regista Salvatore Maraniello  che affida a quest’ultima non una parta nella quale calarsi, né un testo da dover interiorizzare al fine di interpretarlo nei miglior dei modi , ma la sua  reale personalità, la sua indole da donna colorita e dall’animo Parthènopeo. Insomma Adelaide non è un personaggio da dover giudicare ma è la stessa Rita Faliberti in scena, questo ha fatto sì che ci fosse spontaneità e non una recita tra i vari quadri, ma normali squarci di vita quotidiana.

Se dovessi trovare un cavillo all’interno di una commedia bella, che ha divertito il pubblico per l’intera rappresentazione mantenendo come focus le brutture di una società che non accetta i suoi figli, ma  di contro li costringe alla solitudine, alla menzogna nel vivere una vita nella quale sentirsi estranei è stata proprio l’interpretazione del figlio che è costretto ad adeguarsi ad una vita che non riconosce come sua. A tratti stucchevole , si percepiva un po’ di inesperienza e troppi momenti in cui il recitato era visibile a tratti artefatto .

E’ pur vero che il regista in altre occasioni ha abituato la giuria ed il proprio pubblico ad attori come Loris Avella che nelle stesse vesti probabilmente si sarebbero potuti meglio calare in una parte così complessa ed attuale che il confronto diventa consequenziale ed inevitabile. Una commedia dai contenuti seri ma dallo scorrimento dello stesso leggero, con attori preparati e professionali, scenografia impeccabile così come il trucco: Elementi da non sottovalutare al fine di rendere tutta la rappresentazione adeguata e di buon livello come di fatto è stata .

MARTINA GIUGLIANO 

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