
La Campania in bici: 𝘽𝙚𝙣𝙚 𝙛𝙖𝙘𝙚𝙧𝙚 𝙚𝙩 𝙡𝙞𝙖𝙚𝙩𝙖𝙧𝙞
Le passeggiate e le scoperte di Gino Scarpato
I 90 km percorsi oggi in bici mi hanno permesso di conoscere ancora un altro po’ della nostra terra e scoprire altri piccoli tesori e me sconosciuti e spesso dimenticati dai più. È 𝐜𝐨𝐬ì 𝐜𝐡𝐞 𝐦𝐢 𝐩𝐢𝐚𝐜𝐞 𝐚𝐧𝐝𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐛𝐢𝐜𝐢 anche se non basterà una vita per conoscere tutto ciò che la nostra storia ci ha tramandato.
Oggi attraversando quello straordinario scrigno di tesori che è il nolano sono passato per Tufino dove dopo avere conosciuto la 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐬𝐚 𝐝𝐢 𝐒𝐚𝐧 𝐁𝐚𝐫𝐭𝐨𝐥𝐨𝐦𝐞𝐨 𝐚𝐩𝐨𝐬𝐭𝐨𝐥𝐨 pensavo di proseguire placidamente verso Roccarainola e Cicciano dove un massiccio 𝐟𝐫𝐚𝐦𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐦𝐮𝐫𝐚𝐫𝐢𝐨 in un noccioleto mi sembrava di fattura romana, e poi Arienzo al convento di 𝐒𝐚𝐧𝐭’𝐀𝐠𝐨𝐬𝐭𝐢𝐧𝐨, oggi municipio, per poi infine rientrare via Maddaloni ed Acerra, Pomigliano e 𝐂𝐚𝐫𝐚𝐯𝐢𝐭𝐚, frazione di Cercola, già frazione del comune di Pollena Trocchia dal quale fu staccata nel 1877 ed aggregata a Massa di Somma.
Pensavo…, perché mentre pedalavo per lasciarmi alle spalle Tufino intravedo da lontano un rudere che a prima vista sembrava solo una delle tante masserie diroccate delle nostre terre e che tanto attirano la mia attenzione fino a che, distratto dalla strada che intanto iniziava a salire leggermente, scorgo con la coda dell’occhio ad un livello inferiore al piano stradale quello che mi sembrava 𝐮𝐧 𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐫𝐢𝐧𝐚𝐬𝐜𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐩𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐫𝐚𝐭𝐨.
Non posso fare a meno di fermarmi e ripercorrere a ritroso i pochi metri che mi separavano dalla “scoperta”: avevo visto bene. Un portale dai tratti rinascimentali, forse cinquecentesco scolpito in quello che presumibilmente è tufo grigio con fregi e mensole fogliate, sull’architrave l’iscrizione 𝐁𝐄𝐍𝐄 𝐅𝐀𝐂𝐄𝐑𝐄 𝐄𝐓 𝐋𝐈𝐀𝐄𝐓𝐀𝐑𝐈, 𝐟𝐚𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐛𝐞𝐧𝐞 𝐞 𝐬𝐢𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐞𝐧𝐭𝐨.
Di certo il portale tanto bene non l’ha avuto e con esso l’intera costruzione che ha il piano terra quasi del tutto interrato ed è ormai 𝐭𝐨𝐭𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐦𝐚𝐧𝐨𝐦𝐞𝐬𝐬𝐚 𝐞 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐭𝐚, tranne che per quest’ala dove oltre al portale resistono alla meno peggio tre finestre di cui una conserva stipiti e architrave in pietra sempre di fattura rinascimentale. Le altre due invece ne riproducevano le fattezze in stucco di cui ora resta solo qualche lacerto. Tutte si concludono con un timpano di cui quello centrale curvo.
Da una rapida ricerca ho appreso che si tratta di uno dei palazzi della potente 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐌𝐚𝐬𝐭𝐫𝐢𝐥𝐥𝐢, signori di molti casali del nolano fin dal 1642, quando li acquistarono da Diomede Carafa. Questo pare fosse il palazzo detto di 𝐏𝐨𝐧𝐭𝐢𝐜𝐜𝐡𝐢𝐨, probabilmente dal ponte che attraversava il 𝐟𝐢𝐮𝐦𝐞 𝐂𝐥𝐚𝐧𝐢𝐨 che gli passava accanto e che forse proprio a causa delle sue inondazioni ha finito col tempo per seppellirlo parzialmente insieme all’𝐚𝐧𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐜𝐚𝐩𝐩𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐢 𝐒𝐚𝐧 𝐋𝐨𝐫𝐞𝐧𝐳𝐨 alla quale si accedeva prorpio dal portale, probabilmente preesistente, che fu inglobata nel palazzo forse proprio in occasione della costruzione ad opera dei Mastrilli. A dispetto delle condizioni in cui versa si tratta di un palazzo dall’importanza storica notevole. Tra i preferiti della famiglia, ha visto il passaggio e di molti personaggi di rilievo.
Qui nel 1753 vi nacque il duca 𝐌𝐚𝐫𝐳𝐢𝐨 𝐌𝐚𝐬𝐭𝐫𝐢𝐥𝐥𝐢, valente diplomatico, fu colui che per conto dell’Austria condusse le trattative e 𝐬𝐨𝐭𝐭𝐨𝐬𝐜𝐫𝐢𝐬𝐬𝐞 𝐢𝐥 𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐂𝐚𝐦𝐩𝐨𝐟𝐨𝐫𝐦𝐢𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐍𝐚𝐩𝐨𝐥𝐞𝐨𝐧𝐞, col quale strinse addirittura un rapporto di amicizia, ed ebbe modo di conoscere Gioacchino Murat. Fu più volte ministro e ambasciatore sotto i Borbone e poi ministro degli esteri nel decennio francese, sia sotto Giuseppe Bonaparte che Gioacchino Murat. Con la Restaurazione poi il suo prestigio e le sue capacità lo portarono ancora ad essere nominato segretario di Stato da Ferdinando di Borbone.
Ma nel palazzo di Ponticchio non si discuteva solo di politica o affari amministrativi. Qui nasceva anche tanta letteratura. Infatti nel giardino ormai scomparso, che si estendeva lungo le sponde del fiume, 𝐈𝐬𝐚𝐛𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐌𝐚𝐬𝐭𝐫𝐢𝐥𝐥𝐢 duchessa di Marigliano e poetessa, vissuta tra il XVI e XVII secolo, e fondatrice dell’Accademia di Marigliano, cercava l’ispirazione per i suoi componimenti.
È 𝐢𝐧𝐜𝐫𝐞𝐝𝐢𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐞 𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐞 𝐬𝐢 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐜𝐨𝐩𝐫𝐢𝐫𝐞 𝐬𝐮 𝐝𝐮𝐞 𝐫𝐮𝐨𝐭𝐞.
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