
La Campania, le elezioni e la politica, Fico e la Destra
Riceviamo e pubblichiamo da Franco Vittoria – 31.10.2025
Questa campagna elettorale (elezioni regionali del 23/24 novembre) non brilla certo per originalità, né tantomeno per la costruzione di politiche che tende ad ascoltare.
Ma ieri pomeriggio (il 30.10.25 per chi legge), alla presentazione della campagna elettorale del candidato presidente Roberto Fico, c’è stata una piacevole novità, il candidato presidente, si è palesato con una leadership dell’ascolto, umanizzando la politica, e soprattutto in queste settimane è stato capace di costruire “legature “umane e politiche che danno il senso della profondità della persona. Non è cosa di poco conto.
In questo tempo così complesso, così animato da posizionamenti compulsivi e al limite della indegnità morale, parlo di chi si traveste di altre casacche per “nobilitare “la propria posizione personale, incrociare chi difende le proprie idee, chi alimenta le relazioni come architrave dei rapporti politici, può considerarsi sicuramente una “rivoluzione” culturale (un po’ rivoluzione e un po’ riformismo, per stare a Habermas) .
Anche ieri pomeriggio, la presenza unitaria della colazione e la rappresentazione del Candidato presidente, sono il giusto connubio per animare e governare i nuovi processi politici, economici e sociali della nostra regione.
Le leadership non sono tutte uguali. E questa di Roberto Fico rappresenta la consapevolezza della “umanizzazione” della polis. Sottovalutare questo tratto di intendere la politica come un dialogo continuo con il popolo, con gli “invisibili “, con i giovani, significa non comprendere la politica di accorciare le distanze, tra chi sta “sopra” e chi sta “sotto”.
Qualche anno fa, Roberto Fico, fu invitato dalla mia “Facoltà “a tenere una relazione sulla storia del movimento “5 stelle”, anche in quella occasione, si dimostrò, serio, disponibile, umano, e capace di ascolto.
Anche ieri quando ha salutato il presidente uscente De Luca e il sindaco Manfredi, ha saputo “costruire” un ponte, di una leadership “collettiva” che saprà farsi carico delle cose positive fatte in questi anni e delle “nuove” da compiere e innovare.
Non è facile in politica far convergere tante Leadership, ma in questo tempo così arido di generosità, avere un candidato presidente che “mette “insieme per realizzare è sicuramente un bene per la regione Campania. Fico è il leader per incrociare le nuove generazioni e moltiplicare luoghi.
Questa regione ha bisogno del capitale umano, che qualifichi le terre che hanno fatto l’Italia unita e l’Italia repubblicana. Bisogna ripartire da De Sanctis e la sua “educazione alla politica”. Bisogna ripartire da Guido Dorso e la sua rivoluzione delle “classi dirigenti di ferro”. Bisogna ascoltare i meridionalisti, come Giustino Fortunato e Rocco Scotellaro. Bisogna rileggere Croce e la sua lezione sul cristianesimo. Bisognerebbe riscoprire Valenzi, il sindaco.
La politica ha bisogno di fini, di telos, di visioni, di legare le politiche ad una visione, ed iniziare la lunga marcia per un Manifesto culturale di ogni “strada” della nostra regione. I paesi “vuoti” hanno bisogno di visione, di politiche di “umanizzazione” per riportare il capitale umano.
Non sarebbe una cattiva idea, ragionare di Università (si vedrà la modalità e la tipologia) in Alta Irpinia, magari iniziando a alzare l’asticella del confronto e capire come “rigenerare” centri storici e terre senza futuro. Questa Campania è anche la regione Dell’Academy della Apple a San Giovanni a Teduccio, magari esportare questa “visione” non sarebbe male.
La destra, ed è l’unico accenno, critica il Governo De Luca, basterebbe citare una sola cosa, una cosa minima, del governo De Luca, l’abbonamento gratis per gli studenti. Sembra una cosa ovvia, ma questo progetto politico, è un modo per ribadire, e qui rientra la visione, che tutti, proprio tutti, anche chi non ha i mezzi, può scegliere di studiare, inseguendo un articolo della nostra Costituzione, l’articolo 3, che recita proprio di rimuovere gli ostacoli. Ecco, dare forza a questa Coalizione, significa riprendere i filamenti della nostra Costituzione e costruire una politica umana.
Certo, si potrebbe ragionare dei tagli ai servizi che questo governo nazionale ha attivato, ma non lo faccio, si potrebbe parlare dei tagli (finanziaria 2025) per la ricerca e l’università, ma mi astengo. Si potrebbe parlare dell’autonomia finanziaria (e dei tentativi di inserire i Lep in finanziaria) e di come questo “progetto politico” fosse avallato da chi guida la coalizione di destra. Ma asteniamoci.
Ma di una cosa credo sia giusto parlare. Il PNRR è stato combattuto con grande aggressività dalla destra della Meloni, c’era il Governo Conte II, c’era una visione. Oggi senza quelle risorse di cui Conte si fece testimone e paladino, si parlerebbe di recessione e di crisi economica senza via d’uscita. Ecco, questi sono alcuni motivi perché non bisogna fidarsi di questa destra, che in fondo è tutta dentro al “pragmatismo acquoso” della cronaca, senza rotta e senza “parola“.
Dare forza ai candidati del centro sinistra significa rimettere in piedi una visione e una politica della solidarietà. La solidarietà contro l’egoismo della destra.

















