AMBIENTECAMPANIASalute

La pandemia come ha impattato sulla dimensione psicologica ed emotiva

Desideri , aspirazioni e sfera psicologica in un'intervista alla dott.ssa Gemma Zontini.

La pandemia non sembra voler arrestarsi e stiamo assistendo allo sviluppo e al propagarsi delle varianti di questo nuovo coronavirus in tutto il mondo. La nostra vita quotidiana è stata così travolta d’improvviso dalle misure di contenimento, ma che impatto ha avuto tutto questo sulla nostra sfera emotiva e psicologica, sui nostri desideri e sulle nostre aspirazioni?
Dott.ssa Gemma Zontini

Abbiamo rivolto questa domanda ad una figura autorevole come la Dott.ssa Gemma Zontini, Psichiatra, già direttore di un servizio per l’emergenza psichiatrica, Psicoanalista con funzioni di training della Società Psicoanalitica Italiana. Autore di oltre 60 articoli, pubblicati su riviste italiane e straniere e curatore di alcune antologie di interesse psicoanalitico, che vive e lavora a Napoli.

D – La pandemia ha profondamente modificato la nostra vita quotidiana. A suo parere come ha impattato sui nostri desideri e sulle nostre aspirazioni?
R – “A mio avviso la pandemia è una spia della catastrofe ambientale legata alla società dei consumi e al neoliberismo capitalistico (ci vorrebbe un’analisi molto approfondita di questi temi che esulerebbe dal tema della domanda). La catastrofe la intendo nel senso matematico del termine cioè come svolta brusca, epocale, che può essere anche sfruttata in senso positivo. Tale catastrofe, di cui la pandemia è spia, ha determinato nell’uomo un crollo delle basi narcisistiche della personalità. L’uomo cioè ha dovuto rifare i conti con l’impotenza e l’inermità infantile che così a lungo caratterizza la nascita umana, contrariamente a quanto accade per le altre specie animali. Le relative angosce di perdita della solidità narcisistica hanno a loro volta determinato da un lato la ripresa del lavoro della cultura e della scienza: i vaccini ad esempio, mentre dall’altro lato hanno determinato ritiri psichici e sociali nell’onnipotenza primitiva: i negazionisti o i no vax ad esempio, o trinceramenti dietro difese psichiche arcaiche, quali la scissione o il diniego con aumento di disturbi psichici: quali angosce paniche o costruzioni deliranti, soprattutto di tipo persecutorio; peraltro socialmente sostenute dalle norme anticontagio: le teorie complottiste ne sono un esempio, ma a livello più strettamente individuale le pratiche ossessive di distanza, dall’altro pure mostrano problematiche psichiche legate a meccanismi di difesa primitivi, scatenati dal trauma collettivo della pandemia”
D – Le misure di contenimento messe in atto per fronteggiare il covid-19 come hanno influito su coloro che si trovano a convivere con un disagio psichico? Alla luce della sua autorevole esperienza si potevano adottare misure più mirate che tenessero conto di questa fascia della popolazione?
R – “Le grandi catastrofi non fanno differenze: livellano le classi sociali, la differenza tra salute e malattia, e per certi aspetti anche le differenze economiche. L’isolamento in generale può aver influito sul disagio psichico soprattutto per quei pazienti per i quali il trattamento psicoterapico è fonte di sicurezza, stabilità, contenimento del disagio. Non poter continuare un trattamento psicologico per alcuni pazienti può significare perdere il senso della propria esistenza. Chi, infatti, ha disturbi psichici tali da minacciare le capacità simboliche e di pensiero, si appoggia alla funzione simbolizzante del proprio terapeuta e della propria terapia. Se questa viene sospesa, la vita per questo tipo di pazienti diviene una cosa concreta, priva di significato. Sì genera così una doppia minaccia: da un lato quella biologica della pandemia, dall’altro la minaccia psichica della perdita di senso della vita, che così appunto è minacciata da due parti. Sono state messe in atto delle misure specifiche per i pazienti psichici: il ministro della salute ha attivato la psicologia dell’emergenza da chiamare mediante un numero verde. Gli psicologi dell’emergenza ascoltavano le problematiche e mettevano il richiedente in contatto con un terapeuta. A questa iniziativa ha partecipato anche la società psicoanalitica italiana con disponibilità di alcuni suoi soci che hanno aderito all’ iniziativa. Io ho aderito.
Però, e lo dico solo in senso personale, le vere misure da sviluppare sono i presupposti etici della vita umana. Bisogna sviluppare un’etica verso la biosfera e la biodiversità. Biosfera e biodiversità sono, infatti, i nostri genitori, ciò che ha permesso a noi di esistere. Le trattiamo, invece, come cose di nessuno da sfruttare e asservire artificializzandole. Solo un‘etica del rapporto con l’altro umano e non umano può arginare il disastro che, infine, coinvolgerà anche la specie umana, se appunto non sarà arginato con una “nuova idea” sulla nostra vita e la nostra civiltà.  Ma l’etica è fatta di limiti e ciò contrasta con neoliberismo e capitalismo consumistico. Come fare è la sfida che si pone al pensiero. “
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