
La Regione Campania ritorna in zona arancione: cosa si può fare e non
Massimo Di Porzio, presidente dei ristoratori di Confcommercio a Napoli, commenta:"E' una tragedia per un settore già in ginocchio"
Dopo tante settimane in zona gialla, la Regione Campania da domenica ritornerà nuovamente zona arancione. Il riconfermato Ministro della Salute Roberto Speranza sulla base dell’andamento dei contagi ha disposto il ritorno della Campania in “zona arancione”. Oggi sarà l’ultimo giorno, in cui vi sarà una minore stretta delle limitazioni.
Cambieranno nuovamente le regole all’interno dell’entroterra campano da domani 21 febbraio con il ritorno della famosa “autocertificazione”, che permetterà gli spostamenti solamente per motivi di necessità, lavoro, studio e salute al di fuori del proprio Comune di residenza. Saranno, invece, autorizzati gli spostamenti all’interno del proprio comune, anche se sconsigliati. Non ci saranno novità rispetto al coprifuoco, che sarà sempre valido dalle ore 22 fino alle ore 5 del mattino successivo.
Altra mazzata per i ristoratori, che saranno costretti a chiudere le saracinesche e ad offrire soltanto un servizio d’asporto con il divieto di consumazione all’interno dei locali. L’asporto ai bar sarà garantito fino alle ore 18, mentre per i ristoranti fino alle 22. Nessuna limitazione per la consegna a domicilio.
Le scuole superiori così come le università saranno chiuse, salvo eccezioni per alcuni con disabilità ed attività essenziali per le matricole e quelle dei laboratori. Sarà garantita la didattica in presenza per le scuole dell’infanzia, elementari e scuole medie.
È consentito lo spostamento verso una sola abitazione privata, una volta al giorno tra le 5 e le 22 e solo all’interno del proprio Comune nel limite di due persone ulteriori a quelle ivi conviventi, oltre ai minori di 14 anni sui quali tali persone esercitino la potestà̀ genitoriale e alle persone disabili o non autosufficienti conviventi.
Vincenzo De Luca, che nella consueta diretta Facebook del venerdì aveva già anticipato la possibilità del ritorno in zona arancione, ha commentato così mediante un post sul social network di Zuckerberg: “Il governo precedente, nel contrasto alla pandemia, ha scelto la logica delle mezze misure, la logica delle diverse zone (a colori), la logica della rincorsa, anziché la logica della prevenzione che è quella da noi sempre auspicata. La logica della suddivisione delle zone in colori, oltre a mettere a dura prova il sistema nervoso degli italiani, produce, quando si passa alla zona gialla, un rilassamento generale insieme, ed è questo il dato più impressionante, a controlli inesistenti: non troviamo più per strada una pattuglia impegnata nel controllo anti-covid. Questa è la realtà.”
Il Presidente della Regione ha dato la colpa di questa situazione agli assembramenti dello scorso weekend lungo i diversi lungomari delle principali città campane. Il governatore prosegue: “Le immagini che abbiamo visto in Campania e nel resto d’Italia nei giorni scorsi, danno i brividi: rilassamento totale; domeniche mattina sui lungomari delle nostre città con migliaia di persone, gran parte senza mascherina; controlli serali inesistenti; qualche grande città della Campania completamente abbandonata a se stessa. In questa situazione è inevitabile tornare in zona arancione e, se non stiamo attenti, in zona rossa. Il che significa ri-bloccare di nuovo le attività dei ristoranti. Continuiamo ad andare avanti così: ci si ferma, poi si riparte. Un autentico calvario.”
Non è mancata la rabbia dei ristoratori, che si sono dovuti rivedere ulteriori limitazioni dovute a questo momento tanto semplice per il settore. A commentare la decisione di Speranza presidente dei ristoratori di Confcommercio a Napoli e titolare della pizzeria Umberto a Chiaia, Massimo Di Porzio: “Non capisco questo accanimento nei confronti dei ristoranti e dei bar tutti gli altri negozi restano aperti, tutti possono ammucchiarsi nei grandi store di abbigliamento, nei supermercati. E noi? Ci chiudono; lo trovo insostenibile, bisogna rivedere le regole, lasciare possibilità a chi ha spazio di rimanere aperto per guadagnare quello che ci serve a pagare qualcosa, se chiudiamo di nuovo diventa veramente dura, è una tragedia per un settore già in ginocchio”.
“La chiusura – dice Di Porzio – serve per combattere la movida, ma mentre nei ristoranti ci sono spazi e protocolli applicati, altrove non è così, le persone si vedono dovunque. E’ chiaro che se ho dieci metri quadrati devo chiudere, ma se ne ho 500 posso distribuire i clienti e lavorare. Oppure facciano il lockdown, chiudano tutto per un mese, facciano le vaccinazioni e poi si riparte, ma basta questa incertezza che cambia da un giorno all’altro”.

















