
Il Pellegrinaggio Medioevale, le Icone, i Reliquiari e gli Ex Voto
Il bisogno del sacro contraddistingue ogni uomo che accetta i suoi limiti.
Carmine Magnotti – I pellegrinaggi medioevali sono il luogo dove il cristianesimo si è incontrato con lo spirito economico e quella del pellegrino era una condizione che accomunava ecclesiastici, nobili, poveri insieme a indebitati insolventi in fuga.
Le vie dei pellegrini tracciarono così le arterie commerciali della nuova Europa ed erano punteggiate da locande e ostelli, attorno ai quali nacquero nuovi villaggi, città e fiere. Vedasi la via Francigena o quella Lauretana, lungo le quali si incontravano mercanti e pellegrini.
Prima della creazione degli Stati nazionali, i cristiani, dunque, si sono incontrati lungo le strade, dove hanno ascoltato lingue diverse e hanno praticato la legge dell’ospitalità.
Nei primi secoli cristiani, il pellegrinaggio era una condizione esistenziale, che poteva durare molto tempo, ma era anche un’alternativa alla vita ascetica e monacale. Cioè alla stabilitas loci del Monachesimo, il pellegrino rispondeva con l’“homo viator”.
Il pellegrino medioevale era un attraversatore di luoghi per arrivare alla meta, che erano i Santuari, i luoghi dello spirito, ed era riconoscibile perché indossava una divisa speciale: portava un cappello largo ed aveva dei bastoni per aiutarsi nel cammino.
La fede nel Medioevo era un qualcosa di tangibile e di onnipresente che andava costantemente dimostrata ed esteriorizzata. Così, a partire dal settimo secolo, si sviluppò il pellegrinaggio penitenziale, legato ai peccati o ai reati, per cui il viaggio divenne la pena da scontare. Crebbe così la dimensione economico-commerciale del pellegrinaggio come prezzo da pagare.
Strettamente legati ai pellegrinaggi ci sono due altri importanti movimenti medioevali: quello delle reliquie e quello delle icone.
Il pellegrinaggio cioè si compiva con l’acquisizione di una reliquia o, se troppo difficile o costosa, di un oggetto per poter ripartire con una cosa. L’oggetto, pertanto, diventa la condizione necessaria per la validità del pellegrinaggio, per cui il commercio delle reliquie divenne uno dei fenomeni commerciali più importanti dell’Europa, all’inizio combattuto da molti padri della Chiesa, poi regolato da papi e imperatori, oggetto di dispute teologiche sulla loro natura e liceità.
Infatti, per aumentare il numero delle reliquie, a cui venivano attribuiti poteri miracolosi, si smembravano i corpi dei santi o si diluiva il sangue in acqua.
Le reliquie, inoltre, erano esposte anche al possibile peccato di idolatria e di superstizione, perché questi oggetti speciali e teologicamente pericolosi erano oggetto di compravendita, quindi esposti al peccato di simonia.
L’economia è, comunque, una dimensione decisiva delle reliquie. Si riconoscono addirittura monete trasformate in reliquie: un denaro dei trenta di Giuda è conservato a Olivone di Blenio (Canton Ticino) e a Barzano sul lago di Como fino al 1600 si conservava un campione di terra acquistata con i trenta denari.
Reliquia ed eucarestia sono molto diverse, ma entrambe sono materia transustanziata, ossia cose che, mentre restano quel che sono, diventano qualcos’altro di invisibile. L’uomo medievale, in definitiva, viveva in un mondo più ricco e più denso di vita. Le cose gli parlavano di più e lui riusciva a sintonizzarsi con queste voci plurali.
Le reliquie, poi, avevano qualcosa in comune con l’icona. L’icona si scrive, non si dipinge e ha un rapporto speciale con il volto. Il linguaggio dell’icona è quello dei colori, degli occhi, dei movimenti della bocca, delle mani e dei corpi. Per la teologia ortodossa l’autore dell’icona è Dio stesso che si serve della mano dell’artista, in genere un monaco, per cui guardare un’icona è un digiuno degli occhi, e guardando con gratuità quegli occhi e volti bellissimi, giorno dopo giorno, si diventa un po’ come loro.
Il culto delle icone fu combattuto e, tra il sec VIII e IX, ci furono le cosiddette lotte iconoclaste e addirittura Concili ecumenici per proteggere la purezza del culto e combattere il peccato di idolatria. In questo periodo sono state distrutte migliaia di icone e cancellati affreschi nelle chiese di tutta l’Europa.
Nelle reliquie e nelle icone si intrecciano fede e magia, verità e menzogna, religione e superstizione. Così nei mercati medievali, accanto al pepe e alla seta c’erano il volto di Gesù e di Maria, le reliquie di santi e di martiri.
La riforma protestante ha reagito di fronte alla promiscuità della fede popolare che ha chiamato idolatria e, soprattutto in ambiente calvinista, si sviluppò una nuova lotta iconoclasta: statue abbattute, dipinti e affreschi cancellati. E così nel nuovo mondo spopolato di questi beni sono rimaste le merci, uniche protagoniste dei mercati. Il posto delle reliquie e delle icone cioè lo hanno preso le merci e il loro feticismo, il posto dei pellegrinaggi è stato preso dai viaggi d’affari.
Dalla cancellazione degli oggetti di culto, cioè, è nato il culto degli oggetti, proprio del capitalismo. Le reliquie e le icone non potevano essere possedute, ma solo guardate, le merci invece sono possedute e adorate.
La riforma nata dalla lotta anti-idolatrica ha, pertanto, creato le condizioni per il capitalismo, ossia la più grande adorazione degli oggetti della storia.
Le reliquie e le icone, poi, hanno qualcosa in comune con il reliquiario, un contenitore dei frammenti di ossa dei santi, che cominciò ad essere impiegato per la conservazione di questo tipo di reliquie verso il IV sec. d.C.
I reliquiari, alcuni di pregevole fattura, vengono esposti alla venerazione dei fedeli il giorno della ricorrenza del nome del santo o santa. Il sacerdote, quantunque sia poco igienico, offre la teca contenente la reliquia al bacio dei fedeli che così si sentono particolarmente protetti. I protestanti si opposero decisamente al loro uso.
Le pareti interne dei santuari, infine, vengono tappezzate dai cosiddetti ex voto (a seguito di un voto) che attestano la riconoscenza dei devoti per una grazia ricevuta o per una scampata disgrazia. Essi riproducono in argento la parte del corpo guarita per intercessione del santo.
I pellegrinaggi, i reliquiari, gli ex voto e le icone, in definitiva, ci parlano del bisogno del sacro che contraddistingue ogni uomo che accetta i suoi limiti.

















