
IL “GRUPPO ARCHEOLOGICO TERRA DI PALMA” ALLA CHIESA RUPESTRE DI SAN MICHELE ARCANGELO AD AVELLA
L’iniziativa rientra nelle manifestazioni organizzate in occasione della XX edizione delle Giornate Nazionali di Archeologia Ritrovata. Servizio di Michela Buonagura.
Grande successo per la riscoperta della grotta di San Michele Arcangelo ad Avella, organizzata domenica 8 ottobre dal “Gruppo archeologico Terra di Palma”.
La chiesa rupestre è stata riaperta al pubblico il giorno in cui si onora il santo, il 29 settembre di quest’anno, dopo i lavori strutturali di sistemazione e di messa in sicurezza del sito, interdetto al pubblico dal 1996, per il crollo di alcuni massi della volta.
Il direttore Luigi Sorrentino del “Gruppo archeologico Terra di Palma” non ha perso l’occasione di visitare il luogo storico in questa fase della sua rinascita e ha accolto con entusiasmo l’invito di Pietro Luciano, presidente del Gruppo archeologico avellano.
L’iniziativa rientra nelle manifestazioni organizzate in occasione della XX edizione delle Giornate Nazionali di Archeologia Ritrovata, la più importante manifestazione dei Gruppi Archeologici d’Italia, che si avvale dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e del Patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e Turismo. Si svolge ogni anno.
Per l’occasione, in tutta Italia, ogni Gruppo archeologico organizza singolari attività di volontariato finalizzate alla promozione e valutazione dei siti archeologici cosiddetti “minori”, poco noti, ma che rappresentano tasselli rilevanti per poter risalire alla storia del nostro territorio.
L’avvicendarsi delle visite guidate alla grotta di San Michele Arcangelo è stato organizzato dal “Gruppo archeologico avellano Amedeo Maiuri”, in collaborazione con il “Comitato grotte di San Michele” e l’ufficio SIAT del Comune di Avella con il patrocinio del Comune di Avella.
Il percorso ha avuto luogo tra la verdeggiante vegetazione del vallone Serroncello, solcato dal corso del fiume Clanio, fino ad arrivare a Località Grotta di San Michele, dove è appunto incastonata la grotta, notevole luogo di culto cattolico nel panorama religioso medievale campano.
Tanti gli studiosi che si sono occupati del sito con ricerche diffuse, ma certamente il lavoro di Carlo Ebanista con la monografia “La chiesa rupestre di S. Michele ad Avella” ha offerto una trattazione approfondita, ricostruendo i vari periodi e le diverse modalità d’uso della spelonca, il legame con il culto del santo, inquadrandone la storia anche nel contesto delle civiltà rupestri campane.
L’ingresso della grotta è fiancheggiato da resti di antiche costruzioni, di cui rimane a destra il campanile a vela, restaurato nel 1979, collocandovi anche una campana.
Oltrepassato un arco naturale protetto da un cancello, si accede alla grotta e si raggiunge il calpestio della chiesa disposto su più livelli. La chiesa è divisa in tre cappelle: una dedicata all’Immacolata Concezione, una al Salvatore e una a San Michele Arcangelo.
Sul lato orientale sono visibili resti in muratura che fanno pensare a una tomba e a nord della porta una vasca, in origine destinata al battesimo e poi successivamente utilizzata come ossario. Sulla sinistra dell’ingresso si presenta un marmo sepolcrale la cui iscrizione testimonia, secondo il Remondini, che Avella era sede vescovile.
Colpiscono l’occhio del visitatore i resti di numerosi affreschi delle pareti, ubicati in diversi punti della grotta, di cui si intravedono le figure cui sono dedicati e qualche particolare. Le infiltrazioni d’acqua, seguite con il terremoto del 1980, hanno notevolmente danneggiato i dipinti che, se restaurati, potrebbero offrire ulteriori approfondimenti alla conoscenza del sito. Si auspica che i lavori vengano eseguiti al più presto, al fine di salvaguardare questo patrimonio lasciato incustodito per anni e devastato in più occasioni.
Grazie all’attenzione e la cura dei volontari, è stata restaurata la statua di san Michele, accolta in un baldacchino situato nella cappella più luminosa. Alta 95 cm., è stata realizzata in calcare da un artista del ’600 e rappresenta l’Arcangelo che schiaccia il demonio con il piede sinistro.
I visitatori del Gruppo Archeologico Terra di Palma sono rimasti molto colpiti da questo luogo così suggestivo, che restituisce un pezzo di storia e di culto di grande valore culturale e spirituale, che a giusta ragione porta a ritenere che questa chiesa rupestre “anticamente era una delle più belle chiese della nostra vetusta e storica cittadina”, come afferma il Remondini.

















