
Nola\ Tutela delle opere d’arte importante operazione dei Carabinieri
Recuperato il dipinto di Scuola siciliana che raffigura San Paolino. Era stato trafugato dal Convento delle suore di Maria Addolarata di Carini, a Palermo.
Antonio Fusco-10.04.2021-I Carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale di Palermo presentano ogni anno il resoconto dei recuperi di opere d’arte. Le attività di ricerca si orientano sul mercato antiquario con sistematiche indagini che eseguono presso gli esercizi commerciali, le fiere antiquarie, i mercatini domenicali e le case d’asta, non trascurando anche un continuo controllo sui vari siti web.
Gli oggetti recuperati provengono per la maggior parte da chiese e conventi, ma non mancano quelli trafugati a privati. Strumento essenziale per il recupero di questi oggetti d’arte è la Banca-dati delle opere d’arte rubate gestita dai Carabinieri: si tratta della più grande Banca-dati al mondo, con oltre due milioni e seicentomila files riguardanti opere d’arte, e che viene continuamente aggiornata con tutte le denunce di furto relative al patrimonio culturale. A tale scopo i militari dell’Arma confermano l’importanza di possedere un’idonea documentazione fotografica tecnica e descrittiva, possibilmente corredata di epoca, misure, materiali ed autore per poter agevolare l’inserimento nella Banca dati dell’oggetto da ricercare.
Tra le opere recuperate più significativa per noi Nolani è un olio su tela raffigurante “San Paolino con un angioletto”, di Scuola siciliana del XIX sec. proveniente dal Collegio palermitano delle suore di Maria Addolorata di Carini. Le figure del Santo e dell’angioletto si stagliano su un uniforme sfondo color ardesia che ne mette in risalto il vivo cromatismo. San Paolino, con il capo nimbato, è presentato con la mitria ed il mantello di un vivace colore giallo, che ne mette in risalto il portamento, mentre benedice e regge il bacolo con la sinistra. Ai suoi piedi un ricciuto angioletto lo indica con la mano destra e con la sinistra mostra un grande canestro di vimini ricolmo di fiori rossi (garofani ?), forse simbolo di volontario sacrificio monacale, sui quali spiccano bianchi gelsomini, che potrebbero significare col loro candore la purezza delle suore del convento da cui fu trafugato il dipinto. Il canestro con i fiori si discosta dall’abituale rappresentazione del Santo in cui è comunemente accompagnato da un vassoio pieno di frutta e verdura, a rappresentare la protezione accordata agli agricoltori siciliani, detti anche giardinieri. A Palermo la chiesa di San Paolino dei Giardinieri è stata trasformata in moschea.

















