
Camposano: La Festa della Madonnella
Tradizione e storia per le nuove generazioni ...e non solo. Dal Post di Francesco D’Otolo.
Vi sono eventi, anche nel microcosmo di un paesino di provincia, che perpetuati nei secoli diventano storia e identità di un popolo. Uno di questi è sicuramente la Festa della Madonnella che, da più di tre secoli, si celebra a Camposano (Na) nell’ottava di Pasqua.
Le piccole e grandi comunità dell’hinterland napoletano hanno conosciuto nei secoli epidemie legate ad una particolare conformazione geologica. La nostra piccola comunità, “risorgeva” sempre grazie alla sua fede indomita dopo eventi luttuosi provocati, per lo più, dalla “malaria” proveniente da Boscofangone, nome che descrive l’identità del sito.
Fino a più di 3 secoli fa, infatti, una distesa boscosa e paludosa, (la nostra Amazzonia) ricopriva la pianura che dalla fascia pedemontana dell’Appennino Irpino arrivava fino al litorale Domiziano.
Alla metà del ‘700 i governanti del tempo, i Borbone provvidero alla “sanificazione” della vasta area, portando finalmente a compimento la secolare progettazione dei Regi Lagni.
Il mio paesello CAMPO SANO (però tutt’attaccato) già nel nome rivela l’antica identità del luogo: con i suoi 33 m. sul livello del mare, era la prima CAMPAGNA SANA, al limitare di Boscofangone.
Nella Domenica in Albis da più di 3 secoli si celebrava la Pasqua di Resurrezione “differita”, in quanto quella ufficiale non si era potuta celebrare a causa di un’epidemia più virulenta del solito.
Si era agli inizi del 1600, probabilmente nel 1606 in cui la malaria decimò per tre quarti la popolazione della poco distante Acerra, quando una famiglia del paese pensò di dar fondo alla propria fede nell’Addolorata Vergine Maria, perché ottenesse dal Signore la guarigione di un proprio caro, gravemente colpito dalla malaria proprio nei giorni della Pasqua ufficiale.
Per impetrare la grazia o per grazia ricevuta si organizzò una processione familiare, cui si unì tutto il vicinato, con una statuetta della Madonna, tenuta in casa, fino all’antica edicola dell’Addolorata che sorgeva nella campagna al limitare del “Pantanone” (il nome rimanda al “Pantanao” dell’Amazzonia brasiliana), che era un enorme invaso sotto il livello del mare in cui stagnava l’acqua delle abbondanti piogge invernali. L’edicola era come un avamposto in cui la Madre del cielo doveva tenere a bada il contagio.
In memoria di questo “evento di grazia” la popolazione faceva festa, insieme ai discendenti di questa famiglia che nei secoli, per generazione e generazione, hanno tenuto viva la memoria dell’evento, portando in processione la piccola statuetta dell’Addolorata (La Madonnella) che, partendo dalla propria abitazione, arrivava fino all’edicola nei pressi del Pantanone.
Perciò nell’ottava di Pasqua è tradizione che la nostra popolazione festeggi il patrocinio della Madonnella, ripetendo questo gesto antico, cosciente che il Figlio non avrebbe preso a male questa “differita” della sua festa.
Eventi degli ultimi anni hanno modificato il senso originario della festa. I tornanti della Storia sembrano infiniti ed a volte generano la presunzione di poter affrontare la tradizione, entrata a far parte della Storia del paese, a cuor leggero ed in maniera spavalda. Solo il buonsenso e la fede dei “veri” credenti può salvare l’identità religiosa di un popolo da certi incidenti di percorso.
BUONA DOMENICA

















