
La dott.ssa Barraccano sul Covid-19:”Nuovi lockdown potrebbero essere vissuti in maniera negativa da chi è affetto da Disturbo Post Traumatico da Stress”
Osservatorio della psicologa sulle paure del lock down di ieri alle inquietudini di oggi. L'invito a Vivere la propria quotidianità con scelte di sobrietà e cauta prudenza
Intervista di Francesco Alfonso Barlotti-18.10.2020
Dottoressa, l’Italia si è ripresa dal lock-down totale di marzo/aprile, ritornando a fatica alla “vita normale”. Quali sono e sono state le conseguenze di questa chiusura generalizzata a livello psicologico?
Le conseguenze del lock down a livello psicologico sono state numerose. Spaziano dall’ansia generalizzata, a crisi di ansia fino ad arrivare a degli attacchi di panico. Ma anche insonnia, disordini alimentari e tachicardia, difficoltà a concentrarsi, a mantenere l’attenzione. Certo tutto ciò a livello generale e non specifico per ciascuno di noi, ma ciò che abbiamo vissuto a livello psicologico durante i mesi della chiusura di tutto è stata una paura generalizzata e protratta nel tempo che in alcuni soggetti è sfociata in un Disturbo Post Traumatico da Stress.
Si tratta del disturbo da ansia sviluppatosi a seguito di una prolungata esposizione ad un evento traumatico estremo, in cui la persona si è confrontata con un evento che ha implicato la morte o l’integrità propria e dei propri cari. Il problema è che alcune persone hanno ritenuto che questo disturbo potesse scomparire con la riapertura di tutto, ma ciò non è così. Alcuni si sono giustamente rivolti ad uno specialista che potesse aiutarli, per superare ed elaborare i vissuti traumatici, un’altra schiera di persone ha ritenuto opportuno nascondere la polvere sotto il tappeto e non affrontare il problema. Ciò sicuramente ha un costo per se stessi e per chi ci circonda come eccessiva suscettibilità, irritabilità, disturbi del sonno, disturbi delle relazioni sociali, scarsa empatia, disinteresse e distaccamento dalla realtà.
L’isolamento nei mesi più acuti dell’emergenza da Covid-19 ci ha permesso di vivere una nuova fase: risiedere più frequentemente e più assiduamente gli ambienti familiari e lo stesso nucleo familiare. Crede che questa situazione abbia giovato positivamente o negativamente?
Il vivere di più l’ambiente domestico può avere avuto varie ricadute sugli individui. Prima di tutto mi viene da pensare a quale ambiente familiare si intende. Ne esistono di svariati. C’è la famiglia composta da un solo membro, il quale avrà potuto vivere un isolamento e una solitudine, la famiglia con persone con deficit o con malattie, queste hanno dovuto affrontare la disperazione dell’essere lasciati soli a fronteggiare anche eventi particolari, famiglie in cui i coniugi stanno affrontando una separazione, famiglie violente, e poi forse ci sono le famiglie che durante il tran tran quotidiano si sono perse e grazie al Covid-19, alla forzata convivenza si sono riscoperte, hanno ritrovato il dialogo perso con i figli, con il coniuge. Purtroppo, credo che non siano molte queste ultime famiglie.
Alla stessa maniera, però, sono stati più frequenti gli episodi di “violenza domestica”, soprattutto verso le donne. Questa situazione ha notevolmente aggravato la sfera psicologica delle persone durante la convivenza “forzata”?
Certo, è quello che le dicevo prima. In alcune famiglie sembra che nonostante il brutto periodo, gli eventi traumatici di cui sopra, poi ci si potesse ritrovare insieme a giocare, a parlare, a conoscersi e a scoprirsi. In altri casi la disperazione, la mancanza di lavoro, la non possibilità di uscire, la mancanza di danaro ha esacerbato condizioni di violenza tra le mura domestiche senza possibilità per chi è più debole, ossia donne e bambini, di poter chiedere aiuto fuori e la convivenza forzata ha dato loro una gabbia nella quale erano chiusi con il loro carnefice.
L’aumento costante dei casi di positività nelle ultime settimane ha notevolmente comportato un senso di paura e di timore generale. Come si può cercare di controllare questo senso di preoccupazione e di ansia?
Non v’è alcun dubbio, la paura è quella di rivivere un evento traumatico e destabilizzante, di ripiombare in quella chiusura. Credo che sia necessario proseguire nel percorso di vita per piccoli passi. Non fare tanti progetti a lungo tempo, ma godersi di più il qui e ora del nostro tempo. Noi esseri umani tendiamo molto ad esercitare il nostro controllo sulle cose, sui tempi, sulle emozioni; il fatto che ci sia qualcosa che sfugge al nostro controllo ci sembra impossibile, ma vorrei ricordare che il voler esercitare il controllo su tutto, è un sintomo di un’ansia molto forte.
L’ansia si tiene a bada con il controllo che è strettamente proporzionale alla quantità di ansia. Proviamo a vedere i risultati raggiunti, i progressi fatti, accettiamo qualche piccola restrizione per il bene comune e nostro, impariamo a fare degli esercizi di respirazione, a prenderci cura di noi stessi, impariamo a chiedere aiuto ad un professionista smettendo di dire che ce la si può fare da soli, per poi crollare amaramente con una conseguente ricaduta sulla propria autostima.
Eventuali nuove restrizioni più vincolanti e rigorose come nuovi lock-down locali e mirati, potrebbero definire un eventuale aggravarsi della condizione psicologica delle persone. Come si può gestire questo eventuale scenario?
Purtroppo sì, eventuali scenari di nuovi lock down potrebbero essere vissuti in maniera negativa da chi ha già sviluppato un Disturbo Post Traumatico da Stress. Purtroppo, non è trascorso molto tempo dal precedente evento traumatico, non c’è stato il tempo per poter elaborare i traumi e i lutti e a differenza della prima ondata in cui vi era l’incognita della malattia, su cosa fosse e come si poteva trasmettere e cosa comportasse il contagio; in questo momento c’è una maggiore consapevolezza. Ecco questa situazione agisce in maniera differente sulle persone.
Da un lato può implicare il senso di onnipotenza ed euforia dettato dall’essere uscito indenne dalla prima ondata e quindi sentirsi invincibili, queste persone possono essere pericolose per sé e per gli altri, in quanto negano la possibilità di contagio, negano la pericolosità del virus, negano la seconda ondata ed assumono comportamenti che potrebbero essere definiti irresponsabili e anti sociali di diniego e rottura alle regole. Dall’altro lato c’è chi ripiomba nella chiusura, nella paura, nell’angoscia con manifestazioni di ansia e depressione. Per entrambi i macro gruppi di persone mi sento di dire di accettare la realtà e di fare un buon esame di realtà, se non ci si riesce da soli di farsi aiutare da persone qualificate, di procedere a piccoli passi e pensare che rispetto alla prima ondata i medici sono più pronti, non si potrà avere un lungo lock down, ma solo per poco tempo e che in questo periodo breve possono prendere un tempo per se stessi.
Quali consigli si sente di dare, per superare al meglio questo momento storico così difficile?
Proprio perché molto difficile ed è la prima volta che si affronta una crisi così globale che abbraccia tutti gli ambiti delle persone, dal sociale all’economia, al lavorativo, al personale. Non credo ci sia un consiglio che possa andare bene per tutti, ma per ciascuno, in base alle risposte emotive di ciascuno. In linea di massima potrei consigliare di costruire nella propria casa uno spazio confortevole, uno spazio dedicato ad un hobby, uno spazio per potersi sentire al sicuro. Il piacere di dedicarsi al giardinaggio, alla pittura, al bricolage, da preferire lavori manuali che implicano il fare in maniera concreta, che ha un grande potere di scaricare e contenere la paura e l’ansia. Questo potrebbe risultare utile, sia per non abbandonare le buone abitudini apprese durante il lockdown, sia per costruire un qualcosa all’interno della casa in cui ci si può ritrovare e non sentire, in caso di chiusura totale, un sentimento di smarrimento e di paura.

















