OPINIONIPOLITICA

A proposito dell’elezione di Sergio Mattarella

Una riflessione a caldo, strettamente personale, di Enzo Pecorelli sull’andamento del voto che ha portato all’elezione bis del Presidente della Repubblica.

Chiunque possegga il minimo, sindacale, d’onestà non può che considerare la nostra classe politica, la peggiore componente del sistema Italia. Misera, stracciona, venale ed accattona. Il titolo esce spontaneo: per 100mila euro in più. Si, più o meno, a tanto ammonta il prezzo di vendita per il teatrino messo su per l’elezione del Presidente.

Nessuno della sinistra tutta, e 5 stelle a ruota, hanno pensato, minimamente, ad un naturale cambio post Mattarella. Porterebbe annesse e naturali votazioni politiche, prossime. E sarebbe oltremodo facile immaginare, poi, un fiume di gente, ex deputati, in cerca di mano d’opera. Soprattutto a seguito del recente referendum, approvato, sul dimezzamento dei parlamentari. Per cui cosa può fregare del paese, quando si è, magari acceso un mutuo e bisogna poter contare sullo stipendio, fino all’ultimo giorno di carica!

E paradossalmente, questo lo posso pure capire. A patto, chiaramente, che lo comprendano tutti quelli che hanno votato per queste parti politiche. In modo da sapere meglio, cosa fare, nel futuro prossimo.

Ma quello che mi sgomenta di più è la parte brutta del centrodestra: Lega e Forza Italia. Hanno ragionato come i loro, presunti, avversari, ma in maniera, se possibile, più vergognosa ancora. Il Salvini facendo quattro conti ha capito, che se ci fossero nuove elezioni, forse vincerebbe, si. Ma sarebbe al massimo secondo. Berlusconi ha, invece, evidentemente compreso che il suo partito sarebbe sceso a percentuali basse basse.

Pertanto meglio la sinistra che elegge, di nuovo, uno dei suoi che la Meloni, eventuale primo ministro. Che pena! E la spacciano, tutti, per strategia. Se non addirittura con l’altisonante obbligo morale del momento difficile.

Ciuccio chi acconsente. Peraltro se non si rivolgono a quella grande massa di qualunquisti monca d’informazione, ma tutti votanti, come potrebbero?

Non saprei, a questo punto, a quale santo e dove rivolgermi. Ma so a chi, però. A tutti quelli che ancora una volta hanno avuto la dimostrazione, lampante e lucida, di una regia cattiva e di manovra.

La vera rivoluzione, il vero cambiamento, come disse il giornalista Farina, si fa nella cabina elettorale, impugnando una matita. Iniziamo a lenirci le ferite. Più passa tempo, più bruciano.

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