
QUELLA PERFEZIONE CHE INGANNA
Partita dai monasteri l'etica “cristiana" della perfezione morale si diffuse in tutta l'Europa. Con la privatizzazione della confessione cominciò anche la privatizzazione delle penitenze, che divennero una merce. Lutero e i riformatori abolirono la confessione e la gestione delle penitenze. La Political Economy anglosassone e la grande impresa capitalistica e il culto della perfezione. Rivisitazione per una riflessione di Carmine Magnotti sull’attualità di un articolo di Luigino Bruni sull’Avvenire di sabato 29 febbraio 2020.
Ogni utopia di società perfetta produce una città di uomini imperfetti che vivono la loro perfezione come una colpa. L’idea che la vita cristiana fosse un cammino verso la perfezione iniziò a svilupparsi molto presto, fino a diventare un pilastro dell’umanesimo medioevale, quantunque, né la Bibbia, né la vita di Gesù e il suo insegnamento fossero centrati sull’idea di perfezione.
La tradizione biblica aveva, infatti, posto a suo fondamento persone non presentate come modelli di perfezione, né di fede. Si pensi a Giacobbe – Israele, ai suoi inganni e alle sue bugie; a Davide, il re più amato, che compie forse l’omicidio più vigliacco della Bibbia; o a Salomone, il re più sapiente, che si corruppe.
La storia della salvezza è storia di imperfezioni morali che Yaweh
riesce a orientare tenacemente verso una misteriosa salvezza. E’ errato considerare i Vangeli come trattati di morale, tanto meno di un’etica delle virtù. Di perfezione si parla poco nei Vangeli perché il messaggio di Gesù non è una proposta di perfezione etica, ma un cammino di donne e uomini liberati dai sani ideali di perfezione che producono soltanto nevrosi e infelicità.
Non siamo amati perché perfetti, e nulla di più di una imperfezione sincera attrae il cuore del dio biblico e cristiano. Ciò nonostante, fu l’etica greco-romana della perfezione ad avere il sopravvento; e come accaduto con l’etica economica, anche in tema di perfezione l’etica cristiana medievale continuò l’ideale morale prevalente nell’impero romano.
L’ideale di perfezione si sviluppò con il monachesimo. Finito il tempo dei martiri, la santità fu intesa come perfezione morale, quindi lotta ai vizi e coltivazione delle virtù. Essendo l’imperfezione proprio della vita indicare la perfezione come ideale significò produrre infiniti sensi di colpa, veri padroni di ogni etica della perfezione.
Partita dai monasteri, dunque, l’etica “cristiana” della perfezione morale si diffuse in tutta l’Europa. Col monachesimo, in particolare quello irlandese, la confessione iniziò a diventare una faccenda privata tra monaco e confessore. Con la privatizzazione della confessione (nei primi secoli era una faccenda pubblica e comunitaria) cominciò anche la privatizzazione delle penitenze. Ad ogni colpa corrisponde la pena con relativa tariffa, da cui il nome di penitenza tariffata.
Se qualcuno ha spergiurato faccia penitenza sette anni. Poi furono introdotte altre forme di penitenza, come i pellegrinaggi, e si iniziò ad affermare la dimensione oggettiva della pena, cioè indipendente dal soggetto peccatore, poiché le penitenze, che erano additive e cumulabili, arrivavano a delle dimensioni impossibili e insostenibili da una sola persona per qualità e quantità.
La penitenza poteva essere eseguita da qualsiasi persona, non solo dal peccatore, perché ciò che contava era la “soddisfazione da parte di Dio”. Il Dio cristiano divenne, senza che glielo chiedessimo, creditore infinito verso uomini eternamente debitori di somme morali inestinguibili e continuamente rinegoziate. La prima borsa valori del Medioevo è stata la religione.
Prese, quindi, l’idea che la pena potesse essere scambiata, trafficata. Un fenomeno che fu molto favorito dall’introduzione del mezzo monetario. La penitenza divenne una merce, vendibile e acquistabile come in una compravendita. Nacque così il primo titolo derivato della storia, perché la penitenza poteva essere rinegoziata come un ente autonomo: Caio peccava e Tizio faceva il pellegrinaggio.
Il mercato delle penitenze fu facilitato dall’estensione della penitenza tariffata dai monaci ai laici. Aumentò così la disuguaglianza tra ricchi e poveri, perché chi aveva denaro poteva essere esentato da gravose penitenze.
Alle soglie di Lutero e della Riforma l’economia della salvezza e del denaro erano profondamente intrecciate. Lo spirito del capitalismo si era sviluppato nel mondo medioevale, ma non era avvenuto nei mercanti di panni e nelle banche del trecento, ma molti secoli prima tra i monaci penitenti e nei mercati delle penitenze e dei meriti. Le penitenze tariffate sono state un altro effetto tutto cattolico operato dal cristianesimo nella sfera economica. Lutero e i riformatori abolirono la confessione e la gestione delle penitenze, espressione diretta (per loro tutta pelagiana) che la salvezza fosse legata alle opere. Nell’umanesimo protestante l’economia divenne l’ambito dove l’ideale di perfezione etica più si è sviluppato. Colui che riscuote successo, dedicandosi con impegno alla sua attività professionale, può ritenersi “eletto“ e, quindi, ha raggiunto la perfezione etica.
“E così, come dalla critica protestante ai meriti nella religione nacque, secoli dopo, la meritocrazia nel capitalismo protestante, dalla critica all’ideale di perfezione dei monasteri nacque, secoli dopo, l’economia moderna come regno della perfezione”.
La Political Economy anglosassone e la grande impresa capitalistica hanno il culto della perfezione e la scienza economica si è tutta costruita sull’idea di perfezione concorrenza perfetta, informazione perfetta e razionalità perfetta. Così la grande impresa continua a coltivare l’utopia dell’organizzazione razionale ed efficiente. La perfezione morale del capitalismo, infatti, si chiama efficienza. “E così la societas perfecta della Chiesa passò alla business community”, chiosa l’articolo dell’Avvenire.
Amara è la constatazione finale del Bruvera, terribilmente attuale e vera:”Il Vangelo è buona notizia perché è liberazione dai nostri ideali astratti, per poter incontrare gli altri e Dio nella bellezza perfetta di una vita imperfetta. Ci abbiamo messo secoli per capirlo. Oggi lo abbiamo dimenticato, e così le imprese cercano di mettere a reddito il nostro desiderio di paradiso cercato quasi sempre nei luoghi sbagliati”.
















